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mercoledì 1 dicembre 2010

Valutare la riforma universitaria: la necessità di un approccio non ideologico


 
La riforma dell’Università, disegnata dal ministro Gelmini, è stata approvata, ieri, alla Camera, con 307 voti favorevoli, 252 contrari e 7 astenuti. Dopo questo primo tempo, conclusosi con una vittoria per il governo Berlusconi, molto probabilmente, il 9 dicembre, la riforma andrà al Senato in terza lettura per l’approvazione definitiva.
La compagine di Futuro e Libertà per l’Italia, intanto, è riuscita a far passare due suoi importanti emendamenti: l’uno sull’assunzione di 1500 professori associati all’anno per tre anni (con una previsione di spesa “fino a” 300 milioni circa di euro) e l’altro sugli scatti meritocratici e non ope legis ai quali, se il ministro Gelmini come ha promesso li inserirà nella Finanziaria, sono stati destinati 18 milioni di euro nel 2011, 50 nel 2012 e ancora 50 nel 2013.
Tutto questo è accaduto mentre, nelle vie adiacenti a Montecitorio, studenti e polizia si fronteggiavano in modo durissimo.
Quello che ritengo necessario evidenziare, in questo mio breve contributo, è il fatto che per valutare questa riforma universitaria sia necessario liberarsi da un approccio ideologico.
E se è innegabile che tale riforma introduca connotati di maggiore meritocrazia e di più trasparenza nella selezione dei docenti, con una norma, per esempio, che vieta di lavorare nello stesso ateneo fino al quarto grado di parentela, è vero che l’autonomia dell’Università non è, ancora una volta, realizzata fino in fondo, dando quasi la sensazione di averne paura. Per non parlare della possibilità di accordi incrociati, per sistemare i docenti protetti in altre sedi, che rimangono possibili e che sono uno dei vezzi del nostro Paese.
Insomma, questa riforma è, soltanto, un punto di partenza per fare in modo che l’Università italiana esca dalla crisi, che da tempo manifesta, così da ovviare, tra le altre, alla tanto citata fuga dei cervelli. Come sempre, in questo intervento legislativo, c’è del bene e del male: svincolarsi da condizionamenti ideologici può servire a riconoscere l’uno e a eliminare l’altro.     

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