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venerdì 3 febbraio 2012

Uno scenario per l'Italia fra energie rinnovabili e crescita sostenibile




di Enrico Flavio Giangreco
    Enrico Molinari Martinelli

Valorizzare tutte le opportunità, dall’economia green all’utilizzo delle energie rinnovabili, fino alle produzioni ecocompatibili, rappresenta uno scenario di sviluppo futuro per le aree territoriali del nostro Paese.
Ogni territorio si caratterizza per una vocazione socio-economica che si declina attraverso l’esistenza di prodotti intrinsecamente connessi allo specifico contesto locale. Se esiste una vocazione questa deve essere identificata come un punto di forza dell’area territoriale e, quindi, è necessario che sia implementata. Quanto affermato fa riferimento agli studi dello storico dell’economia Fernand Braudel che, per primo, ha sviluppato una lettura dell’economia-mondo, intesa come una competizione fra le diverse aree territoriali, ognuna delle quali ha un propria specificità e suoi punti di forza. Ne deriva che, in quest’ottica, gli attori che “governano” il territorio, dalle istituzioni pubbliche alle associazioni di categoria, debbano contribuire alla sua concreta valorizzazione. Le considerazioni sviluppate assumono maggiore importanza, soprattutto, in periodi di crisi economica, come quella attuale, contraddistinta da una situazione difficile nella quale le aree territoriali sono caratterizzate da scarse propulsioni competitive. Appare chiaro come la priorità sia quella di innovare la formula imprenditoriale delle imprese ubicate nella specifica area territoriale,  mediante il riorientare la vocazione e il riorganizzare il proprio target di riferimento. A questo proposito, uno degli esempi, che merita di essere citato, è quello delle imprese che hanno optato per la produzione di prodotti di segmento luxury, connotati da uno standard di alta qualità, poiché questi ultimi, difficilmente, subiscono lunghi periodi di crisi.
Un altro esempio di innovazione della formula imprenditoriale è il percorso di quelle imprese che hanno scelto di sviluppare la propria attività in aree di eco-competenza come le energie rinnovabili, dal fotovoltaico all’eolico fino alle biomasse, o le tecnologie di tipo eco-sostenibile, caratterizzate dal rispetto dell’ambiente. Appare chiaro che, in situazioni di crisi, bisogna riorientare la formula imprenditoriale, prendendo le mosse dalla comprensione di quali siano i fattori di forza e quali i punti di debolezza. Tutto questo, d’altronde, abbisogna di scelte precise da parte degli attori d’impresa, ma anche di una cornice d’azione, all’interno della quale si manifesti la globalità delle condizioni in grado di assicurare la realizzazione dei cambiamenti sopra identificati. Tale cornice la possono assicurare le organizzazioni rappresentative degli imprenditori e delle differenti categorie produttive, insieme, però, al sistema di amministrazione pubblica locale, che deve essere capace, in qualità di supervisor, di farsi garante delle regole del gioco. Con riferimento alle energie rinnovabili sopra citate, in Italia, tutto sommato, si sono ignorate le potenzialità connesse al loro utilizzo, diversamente da ciò che si è verificato in Germania. Quanto accaduto, nel paese del sole e del vento, appare difficile da comprendere, poiché, non soltanto, non si sono utilizzate quelle fonti di energia, ma si è scelto di rimanere, tendenzialmente, legati a politiche industriali ancorate al passato. La crisi economica, però, ha iniziato a stimolare condizioni di cambiamento. Le potenzialità, d’altronde, ci sono tutte: è sufficiente ricordare che in Italia nel comparto delle fonti di energie rinnovabili, grazie agli incentivi, nel periodo 2009-2011, sono sorti 20 mila nuovi posti di lavoro. Lo scenario futuro è ugualmente ottimistico e l’occupazione di questo settore, nel nostro paese, dovrebbe registrare, entro il 2020, un incremento di circa 250.000 unità: è quanto riferisce il dossier "Energia e lavoro sostenibile", elaborato dall'Osservatorio Energia e innovazione dell'Ires-Cgil. La Germania, dal punto di vista dell’utilizzo delle energie rinnovabili, è un modello da considerare. Grazie ad una partnership tra Deutsche Bank e Münich RE, nel 2009, è stato presentato Desertec,  un progetto d’investimento di 400 miliardi di euro, nel deserto del Sahara, al fine di produrre energia solare pari al 20% del fabbisogno dell’intera Europa. Il progetto ha stimolato, nel corso dei mesi successivi, l’interesse di ulteriori partner. In Germania, infatti, dove si è compresa da tempo l’importanza delle energie rinnovabili, anche i grossi soggetti finanziari si impegnano per esserci e fare qualcosa. Un’esperienza, questa, sicuramente, da imitare. Scrivere di temi legati all'energia, confrontarsi, analizzare il comportamento del mercato e dei consumatori, accrescendo la consapevolezza dell'utilizzo delle fonti rinnovabili come alternativa eco-sostenibile ai combustibili fossili, è, d’altronde, da tempo, argomento quotidiano trattato dagli organi della carta stampata e dalla televisione. Sembra, quindi, che anche l'Italia abbia scelto l'efficienza energetica come principale fonte di energia per il futuro. Al di là della comunicazione istituzionale, pianificata da aziende di settore per dare visibilità alle proprie offerte della componente-energia, ogni giorno tutti noi siamo sensibilizzati circa l'importanza di un uso responsabile delle fonti tradizionali e la necessità di incentivare la crescita delle rinnovabili: dal fotovoltaico al solare termico e alla geotermia, fino alla cogenerazione, alle biomasse e all'eolico. Ad avvalorare la centralità dell'argomento, anche in questo periodo, leggiamo diverse analisi elaborate da importanti gruppi, leader a livello mondiale nell’ambito delle ricerche di mercato, relative al come gli italiani evolvano il proprio lessico in ordine all'utilizzo di nuove parole e concetti, delle quali hanno acquisito maggiore sensibilità nel corso degli ultimi dodici mesi. In particolare, una ricerca, elaborata dall'Institut Médiascopie, ci offre uno spaccato molto interessante della situazione. All'interno di un grafico che riporta in ascissa le parole in e out e in ordinate quelle legate al passato e al futuro, sono state, puntualmente, individuate quattro macro-aree costituite dalle parole ai margini, da parole impopolari, da parole comuni e contese e da parole di successo. E', d'altronde, assolutamente, significativo osservare che le parole appartenenti all'area, cosiddetta, del successo siano, praticamente, tutte riferibili all'area della green economy, come ad esempio energia pulitagiovanibene comune, rinnovabilipartecipazioneinternetsolidarietàmeritocrescita e innovazione, parole peraltro legate a concetti di valore e impegno civile e di politica di sviluppo sostenibile. Se da questa analisi emerge come sia chiara la percezione da parte degli italiani dei concetti di energia, di futuro, di ecosostenibilità e di sviluppo economico, è altrettanto evidente che il mercato abbia accolto l'arrivo di questa nuova era energetica con una forte e crescente richiesta di energia pulita, immediata e a basso costo. Tutto ciò,  anche, grazie alla realizzazione di impianti energicamente efficienti in grado di trasformare gli sprechi in un serbatoio di energia, un vero e proprio giacimento di energia rinnovabile, effettivamente, a disposizione di tutti. Sostenibilità  ambientale, politiche di sviluppo, valorizzazione del territorio e passione per il pianeta, unitamente ad interventi regolatori a livello europeo e nazionale, sicurezza, affidabilità dei sistemi energetici e aspettative dei mercati finanziari, sono elementi che impongono, però, al management delle aziende italiane una ristrutturazione del proprio modello organizzativo. In Italia, ad esempio, l'adozione di una struttura di Rete d'Impresa e di Distretto da utilizzare come volano per la crescita del sistema-paese è una soluzione di grande valore già percorsa da molte realtà locali. La creazione di un piano di marketing territoriale e di sviluppo locale, che ponga al centro le esigenze di sviluppo sostenibile e la necessità di una seria politica ambientale, contemporaneamente, consente anche di rendere efficaci e misurabili i piani di sviluppo commerciale e di acquisizione di nuovi clienti, obiettivi primari del business plan di ogni azienda. Se analizziamo in concreto questo modello, lavorare in una Rete, oltre a permettere alle singole realtà di ottenere maggior peso in fase di accesso al credito o alla negoziazione con i fornitori, consente di mettere a fattore comune le esperienze maturate da ciascuna azienda, nel rispetto della propria individualità e indipendenza con la garanzia di un’adeguata riservatezza del proprio core business. In questo periodo di grandi turbolenze sul mercato dei capitali, fare sistema deve essere la strategia attraverso cui recuperare competitività a livello internazionale: ciò significa migliorarsi al punto di anticipare la concorrenza con l’obiettivo di posizionarsi su nuovi mercati, spesso dalle ampie potenzialità, in termini di opportunità presenti e in prospettiva futura. Gli imprenditori e le loro imprese, correttamente supportati dalle Istituzioni a tutti i livelli, potranno così difendere fatturati, know-how, competenze, utili e la creatività, che da sempre le distingue nel mondo, innescando un meccanismo attraverso il quale incontrare nuovi clienti interessati al valore aggiunto dei prodotti e servizi della singola impresa, frutto di una filiera che garantisce il lavoro di ogni singola componente della rete. Con questo nuovo approccio, il management delle aziende Oil&Gas potrà ridisegnare il proprio business introducendo, sempre più, innovazione che consenta  di affrontare con successo il cambiamento dello scenario di business in cui opera, potrà massimizzare il ritorno degli investimenti, minimizzando i rischi connessi, e potrà confrontarsi con altri operatori di settore ed adottare tutte le best practices rilevanti per prendere decisioni legate all’adozione del giusto mix tecnologie/energie. Venendo alle linee guida europee, lo scenario evolutivo del settore energetico vede la compagine comunitaria impegnata nel conseguimento del triplice obiettivo di riduzione dell'impatto ambientale - pensiamo solo a quanto stabilito dalla Direttiva 2009/28/CE che prevede entro il 2020 la copertura da parte delle rinnovabili del 17% dei consumi energetici italiani - , di aumento della sicurezza attraverso audit energetici per le PMI e rinnovamento annuale del 3% degli edifici pubblici e di creazione di un mercato dell'energia competitivo. L'Italia, quindi, non può più prescindere da una naturale evoluzione aziendale per rendere disponibili le energie alternative attraverso processi di efficienza energetica, caratterizzati da una maggiore efficacia sociale, con la consapevolezza che l'energia sia ormai diventata un fondamentale driver di intervento in progetti di riqualificazione ambientale, paesaggistico e urbano attraverso piani di sviluppo territoriale e valorizzazione locale condivisi.

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