Cerca nel blog

giovedì 23 dicembre 2010

Il coraggio di delineare i fronti

di Luciano Lanna
Analisi pubblicata, oggi, giovedì 23 dicembre 2010, sul Secolo d’Italia e Ffweb Magazine

Uno studioso attento e politicamente assai acuto come Aldo Schiavone ha colto a nostro avviso il cuore di tutta la questione. “La minaccia – ha scritto su la Repubblica – è enorme: che la fase senile del berlusconismo trascini con sé il Paese nel baratro”. E assai azzeccata è la citazione di Rilke con cui fa esordire la sua analisi: “Chi parla di vittorie? Sopravvivere è tutto...”. Una frase che descrive perfettamente la condizione in cui si trova oggi l’attuale maggioranza di governo. Tirare a campare a ogni costo, non mettersi in discussione come imperativo categorico, restare in piedi ricorrendo a tutti i mezzi possibili e consentiti.
Sullo stesso tema, e sempre ieri, è intervenuto anche Franco Cardini sul quotidiano Europa, rilanciando la strategia che era implicita al Manifesto di ottobre, quando un gruppo di intellettuali di varia provenienza proponevano – rivolgendosi in prima battuta al presidente Fini – un processo di discontinuità con la prassi politica inauguratasi con la cosiddetta transizione. Purtroppo, proseguiva Cardini, “rinfrancati dal successo del 14 dicembre”, gli ex colonnelli di An “passati al generale di Arcore danno sfogo ai loro peggiori istinti forcaioli proponendo addirittura divieti di manifestazioni e arresti preventivi”. Esito, a suo dire, di una mentalità autoritaria e liberticida che affonda le sue radici in Bava Beccaris.
Di contro, proseguiva Cardini, l’errore di comunicazione di Fli sarebbe quello di dare l’impressione di non voler in alcun modo abbandonare, nonostante tutto, la solidarietà col centrodestra: “Ma, in tempi di crisi e di rapido mutamento, bisogna aver il coraggio di spezzare gli equilibri e di guardarsi attorno a 360 gradi”. Con una sinistra sotto scacco culturale e allo sbando politico, concludeva lo storico, individuare un percorso da Grosse Koalition futura, “avrebbe probabilmente raccolto consensi bipartisan”.
Sulla stessa linea, ma tutta in positivo, l’analisi di Aldo Schiavone: “Dal berlusconismo – incalza – non si può uscire restando nel recinto del centrodestra, gestendo il passaggio solo nell’ambito dell’attuale maggioranza”. Il che non significa, sia ben chiaro, un generico embrassons nous o la costruzione di un’Armata Brancaleone come quella che, su sollecitazione di Cossiga, supportò il governo D’Alema. No, Schiavone semmai guarda allo schema che portò la Merkel e Schroeder a governare insieme per disinnescare l’emergere di un’antipolitica rappresentata allora dall’estrema sinistra tedesca da una parte e dalle forze xenofobe dall’altra.
“Dunque, fin quando – specifica Schiavone – Berlusconi rimarrà in campo dobbiamo lavorare per collegare, provvisoriamente ma credibilmente, questo abbozzo di nuovo centrodestra che sta nascendo, con l’abbozzo di centrosinistra che è tormentosamente vissuto in questi anni. La saldatura potrebbe avvenire intorno a pochissimi punti dettati dall’emergenza: legge elettorale e misure d’urgenza intorno al nodo famiglie-fiscalità-lavoro, affidati a un primo ministro di garanzia”.
Non è tempo di rassegnarsi, intima lo storico. Di fronte alla crisi sociale in atto e al malessere dei giovani, il primo impegno delle forze che intendono fuoriuscire da una transizione ormai infinita è obbligatoriamente quello di “riuscire a trasformare la percezione acutissima e diffusa di un disagio sociale crescente, in una precisa domanda politica di cambiamento”. Qui nessuno tradisce alcunché e nessuno rischierà di eternizzare lo “stato d’eccezione”. Qui si tratta di avere (e dimostrare) il coraggio della vera politica. Che, schmittianamente, sta nella capacità di delineare i fronti. “Tertium non datur”.

Nessun commento:

Posta un commento