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martedì 26 luglio 2022

E' un'Italia che si è dimenticato il mare nostrum 


di Enrico Flavio Giangreco

Patria Senza Mare. Perché il mare nostrum non è più nostro. Una storia dell'Italia marittima, edito da Signs Publishing, rappresenta il riuscito tentativo, ad opera dell’autore, il giornalista e saggista Marco Valle, di narrare in modo puntuale e brillante le cause ed il manifestarsi dell'abbandono del mare da parte del nostro Paese. Quanto accaduto, d’altronde, appare un assurdo, considerati i tre mari ed i quasi ottomila chilometri di coste che, però, non hanno reso gli italiani un "popolo di navigatori", sebbene essenzialmente sul mare, dall'alba delle repubbliche marinare in poi, l'Italia abbia scritto le pagine più significative della sua lunga storia. Ma quelle pagine hanno finito per essere, troppo spesso, sottovalutate, ignorate, lasciate nel dimenticatoio. Questo bel libro di Valle propone un racconto molto interessante ricco di numerosi protagonisti: marinai, mercanti, armatori, scienziati, sognatori, visionari, una vasta e poliedrica umanità che ha segnato le vicende del nostro Paese in connessione con il mare, a conferma della frase che Plutarco fece pronunciare a Pompeo con la quale il condottiero romano ruppe gli indugi, rispetto alla ritrosia dei suoi marinai che dovevano tornare a Roma sfidando una tempesta, e rimasta nella tradizione marinara per sempre: "Navigare necesse est, vivere non est necesse", "navigare è necessario, vivere non è necessario".  E, l’autore, un milanese di adozione di origini triestine, come spesso accade a chi è figlio di una dimensione non soltanto terragna, è mosso da un amore profondo per tutto quello che riguarda il mare e che, non a caso, nella vita lo ha reso viaggiatore insieme alla sua stupenda Signora. Ne deriva un'opera appassionata che rappresenta una navigazione nei secoli capace di riconoscere il lunghissimo filo blu che caratterizza e lega l’Italia al suo destino di matrice marittima che ha prodotto  vittorie, sconfitte e rinascite. Le splendide 500 pagine di questo volume sono in grado, perciò, di proporre una narrazione della magnificenza di Amalfi, Pisa, Venezia e Genova, capitali mondiali della globalizzazione medioevale, della vittoria di Lepanto, dell’emergere - tra il Seicento e l’Ottocento - di Livorno, Trieste e Napoli. E, quindi, sono considerate le visioni marittime di Camillo Benso di Cavour e il navalismo letterario di Salgari e d’Annunzio, la fantastica epopea dei transatlantici, i due grandi conflitti del Novecento e le prove durissime della Marina tricolore, la ricostruzione postbellica e le parabole parallele dei Costa e di Achille Lauro. Per poi andare a valutare le scelte illogiche di non avere una politica del mare espressa, per esempio, dalla soppressione del Ministero della Marina mercantile, in tempi nei quali l’attore cinese sempre di più impone la sua presenza marittima ed il suo peso economico sullo scacchiere della geopolitica, forte della lezione di Braudel. Un libro che diventa sempre più appassionante da leggere, questo Patria Senza Mare di Marco Valle, al quale chi scrive è legato anche dall’avere nel comune immaginario “l’Adriatico selvaggio”. 


venerdì 22 luglio 2022

Gaetano Cappelli ovvero come essere capaci di deliziare i lettori con un libello sullo snob

 
di Enrico Flavio Giangreco

Gaetano Cappelli ha recentemente regalato a noi lettori un piccolo trattato, edito da Oligo, dal titolo Lo snob nella società dello snobismo di massa, che rappresenta un'altra tappa di una produzione letteraria sempre raffinata e originale, condita di ironia ed irriverenza, iniziata quasi cinque lustri orsono con il suo romanzo Parenti Lontani. Una sequenza di libri che ci ha accompagnati per una parte importante della nostra vita. Un bel viaggio, che ci ha fatto ridere e commuovere, condito dello stile di un magister elegantiarum, dallo spirito dei suoi scritti al suo modo di vestire.
Il libello in questione, che è stato letteralmente divorato da chi scrive, sviluppa un'analisi delle diverse manifestazioni di una fenomenologia molto antica, quella dello snob e dei suoi comportamenti. E lo snobismo, da noi non gradito se caratteristico di chi ci è di fronte, finisce per essere da noi stessi considerato paradossalmente quasi un vezzo se associato alle nostre persone. Non lo ammetteremo mai, ma forse la realtà è proprio questa. E tale filo rosso connota il racconto, insieme divertito e pungente, che Cappelli propone dell'essere snob, dalle sfumature tragicomiche ed eccentriche dell'aristocrazia britannica descritte dall'impareggiabile umorista William Makepeace Thackeray ai sin troppo selettivi rituali mondani parigini resi noti da Proust, fino agli atteggiamenti e pregiudizi degli snob nostri contemporanei. Questi ultimi, diversi da Milano a Roma, hanno un loro modo di vestire, conversare, andare a tavola o in vacanza e fare opinione. Con la conclusione, nondimeno paradossale, che lo snobismo sia diventato, mediante i social media, uno dei modelli più riconoscibili e seguiti della società di massa. Insomma, Gaetano Cappelli, con questo trattatello, una sua chiccheria di una levità intelligente tipica di un narratore curioso dei costumi degli esseri umani di ogni tempo, conferma di meritare fino in fondo il posto che il sottoscritto gli ha riservato nella sua biblioteca personale, accanto al premio Nobel della Letteratura Mario Vargas Llosa. Fino in fondo.