Questo biennio di crisi economica ha dimostrato l’inutilità del cercare vie d’uscita dalla stessa crisi, semplicemente, nell’ambito finanziario: una crisi reale, infatti, impone soluzioni reali. Tra queste soluzioni reali, una delle opzioni disponibili è la valorizzazione di tutte le opportunità connesse allo scenario dell’economia green, dalle energie rinnovabili alle produzioni ecocompatibili. In questo senso, in Italia, una partnership tra pubblico e privato, dovrebbe farsi carico di sostenere grandi formule industriali innovative, in grado di implementare l’economia verde: da ciò potrebbe derivare un significativo contributo alla crescita della produttività dell’intero sistema economico. D’altronde, nel corso della settimana sulle energie sostenibili, organizzata dalla Commissione Europea, a Bruxelles, nel febbraio del 2009, il Commissario europeo, Benita Ferrero Waldner, fece il punto sullo stato di avanzamento del Piano per lo sviluppo dell’Energia Solare nel Mediterraneo, identificato come una delle iniziative prioritarie dell’Unione del Mediterraneo. L’obiettivo era ed è ambizioso: si tratta di promuovere la crescita nella produzione di energie rinnovabili nei cosiddetti paesi Mena (Medio Oriente e Nordafrica) e di interoconnetere le reti di trasporto di questa regione con quelle europee in modo da creare un mercato di interscambio dell’energia. L’iniziativa dovrebbe consentire un duplice risultato: supplire al crescente fabbisogno energetico dei Paesi Mena, ma anche contribuire al raggiungimento del traguardo stabilito dalla UE, che prevede, entro il 2020, la copertura del 20% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. La fonte prioritaria per la realizzazione della partnership energetica euromediterranea è stata individuata nell’energia solare e, in particolare, nel progetto tedesco Desertec, attivato nel luglio del 2009, che sarà oggetto delle considerazioni finali di chi scrive. Se vogliamo verificare il significato concreto di quanto, in precedenza sostenuto, andiamo a vedere alcuni numeri. Secondo uno studio del Wwf, l'economia 'verde' fa bene al pianeta e ai bilanci. La ricerca, presentata a metà del giugno dello scorso anno, mostrava che, almeno, 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa fossero, direttamente, legati alla green economy contro i 2,8 milioni di posti di lavoro dei settori inquinanti (attività estrattive, elettricità, gas, cemento e industrie del ferro e dell'acciaio). Un primato, secondo le previsioni, in espansione. Al primo posto nella classifica delle professioni verdi si confermavano Germania, Spagna e Danimarca per l'eolico; Germania e Spagna per l'energia solare. Più bassi in Italia i numeri dell’economia green: 1.700 posti di lavoro nel solare fotovoltaico, contro i 42mila di Germania e i 26.800 della Spagna; 3mila nel solare termico, contro i 17.400 della Germania. A proposito di Germania: la partnership, tutta tedesca, Deutsche Bank e Münich RE, aveva presentato, 15 mesi orsono, il già citato Desertec, un progetto d’investimento di 400 miliardi di euro, nel deserto del Sahara, al fine di produrre energia solare pari al 20 % del fabbisogno dell’intera Europa. Il progetto ha stimolato, nel corso dei mesi successivi, l’interesse di ulteriori partner. Tutto ciò vuol dire altri posti di lavoro nel settore delle rinnovabili. In conclusione, il nostro Paese, da esempi come quest’ultimo, può trarre indicazioni per costruire un futuro caratterizzato dalla creazione di valore economico e di nuove opportunità di lavoro nel settore delle rinnovabili e, in genere, dell’economia verde. Soprattutto per le generazioni che verranno.

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