Cerca nel blog
mercoledì 28 dicembre 2022
Andrea De Carlo, lo scrittore italiano che da più di 40 anni racconta gli intrecci dell'amicizia e dell'amore
lunedì 12 dicembre 2022
Gabriele Marconi, con Eden in fiamme, chiude la sua trilogia sul Novecento e continua a "non scordare"
di Enrico Flavio Giangreco
Gabriele Marconi è giornalista e scrittore d'indubbio valore, autore, fra gli altri, del romanzo cult per il mondo della Destra dal titolo Io non scordo e con Eden in fiamme completa la sua trilogia capace di raccontare un Novecento differente che ha preso le mosse da Le stelle danzanti per poi passare a Fino alla tua bellezza. Le pagine del libro di Marconi, edito da Castelvecchi, che andiamo a considerare, vedono protagonisti tre amici romani che scelgono di arruolarsi nella Repubblica sociale italiana dopo l’8 settembre. Un'opzione impegnativa, che al sottoscritto appare difficile e di minoranza, quella dei tre giovani diventati repubblichini che dalla Scuola allievi ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana finiranno per approdare al Reggimento Folgore, fino all’epilogo sul confine orientale, in Venezia Giulia, dove si troveranno ad opporsi al IX Korpus titino per salvare due ragazze italiane. La storia terminerà nella Venezia presa dagli Alleati, degna chiusura di un cerchio che proprio in quelle terre aveva avuto origine. Gli eventi narrati sono datati 1979, con il narratore Giulio, trait d'union con i due romanzi precedenti della trilogia considerata, che racconta le vicende di quegli anni tempestosi post 8 settembre a due giovani ragazzi, tutti presi a loro volta dal tourbillon degli Anni di Piombo. Gabriele Marconi guarda in faccia, senza timori ed orpelli di alcun genere, la “scelta d’amore” fatta da quei ragazzi che, educati nel mito della Patria e del coraggio, identificarono nell’Armistizio con gli angloamericani un tradimento inaccettabile della parola data e scelsero loro malgrado di "andare a cercar la bella morte" nella tragedia fratricida della Guerra Civile, finendo per "scannarsi con altri italiani" ma sognando fino all’ultimo di fare la propria parte in nome della fedeltà alla parola data. Si tratta di scelte che l'autore individua essere dello stesso tipo di quelle alle quali saranno costretti altri ragazzi, quelli degli anni Settanta. Marconi ci regala il completamento di una saga sul Novecento capace di proporre sfumature diverse dalle solite, grazie anche ad un linguaggio diretto, chiaro e veloce. Una bella strenna natalizia.
mercoledì 30 novembre 2022
Qatar 2022, un Mondiale fra petrodollari, rivoluzioni, calcio e tv
di Enrico Flavio Giangreco
Qatar 2022. Un Mistero Mondiale, edito da Lupetti, è un libro scritto da Gianluca Mazzini, vicedirettore di NewsMediaset, che rappresenta un'analisi, sviluppata per tempo, di tutto quello che caratterizza il Campionato Mondiale di calcio attualmente in corso nel territorio dell'emirato che ha per capitale Doha. Un libro scritto benissimo, quello di Mazzini, come sempre accade di verificare per quanto riguarda le opere del giornalista milanese i cui interessi spaziano fra politica estera, cultura e sport. Questa Coppa del Mondo, così atipica perché per la prima volta si gioca d'inverno ed ha imposto uno stop ai Campionati nazionali di football, si collega ad un intreccio fra petrodollari, rivoluzioni, calcio e tv che l'autore del libro riesce a cogliere in tutta la sua interezza. Si tratta, dunque della capacità di svelare tutte le sfumature di un "mistero mondiale", come recita il sottotitolo del libro, a partire da come sia stato possibile che la Fifa abbia optato per l'assegnazione del principale evento calcistico internazionale ad un piccolo paese arabo privo di tradizioni sportive e di strutture adeguate, con l'aggravante di un clima desertico. Mazzini, prendendo le mosse da ciò, non fa sconti e propone uno studio puntuale ed approfondito di una varietà di relazioni complesse fra sport, lotte geopolitiche, terrorismo, riserve energetiche, fondi di investimento, potere dei media televisivi, ruolo di Al Jazeera, rivoluzioni e Jihad, star del calcio e tecnologia, immigrazione ed assenza di democrazia e diritti come noi li conosciamo. Sullo sfondo, appare innegabile la scelta del Qatar di dare legittimità all'operazione di questi Mondiali di calcio che appaiono, d'altronde, essere i più discussi di tutti i tempi. E, non a caso, la decisione di giocare nell'Emirato la Coppa del Mondo, la cui finale si terrà a Doha domenica 18 dicembre, è stata all'origine di uno scandalo mondiale che ha segnato duramente la Fifa, costringendo alle dimissioni il suo storico capo Sepp Blatter, per un'accusa di corruzione, che ha visto il coinvolgimento di Michel Platini, che sembrava destinato ad essere il suo successore, e dell'allora Presidente della Repubblica francese Nikolas Sarkozy. Una storia quella del Mondiale in Qatar che, come la scelta della proprietà qatarina del Psg di stupire il mondo proponendo Neymar che palleggiava sotto la torre Eiffel con la maglia rossoblu del club parigino, ha avuto una motivazione di natura politica: non soltanto interrompere l'isolamento diplomatico dei paesi del Golfo e ridimensionare le critiche sulla democrazia interna, ma anche non far parlare più delle accuse di finanziare il terrorismo islamista. Un bel libro capace di andare oltre le apparenze, quello di Gianluca Mazzini.
mercoledì 23 novembre 2022
Lo Sport sempre più fra intrattenimento e digitalizzazione
martedì 15 novembre 2022
Il Bilancio di Sostenibilità alias un mezzo di rendicontazione aziendale
mercoledì 9 novembre 2022
L'Account-Based Marketing ovvero come cogliere il valore delle relazioni con i clienti
martedì 26 luglio 2022
E' un'Italia che si è dimenticato il mare nostrum
di Enrico Flavio Giangreco
Patria Senza Mare. Perché il mare nostrum non è più nostro. Una storia dell'Italia marittima, edito da Signs Publishing, rappresenta il riuscito tentativo, ad opera dell’autore, il giornalista e saggista Marco Valle, di narrare in modo puntuale e brillante le cause ed il manifestarsi dell'abbandono del mare da parte del nostro Paese. Quanto accaduto, d’altronde, appare un assurdo, considerati i tre mari ed i quasi ottomila chilometri di coste che, però, non hanno reso gli italiani un "popolo di navigatori", sebbene essenzialmente sul mare, dall'alba delle repubbliche marinare in poi, l'Italia abbia scritto le pagine più significative della sua lunga storia. Ma quelle pagine hanno finito per essere, troppo spesso, sottovalutate, ignorate, lasciate nel dimenticatoio. Questo bel libro di Valle propone un racconto molto interessante ricco di numerosi protagonisti: marinai, mercanti, armatori, scienziati, sognatori, visionari, una vasta e poliedrica umanità che ha segnato le vicende del nostro Paese in connessione con il mare, a conferma della frase che Plutarco fece pronunciare a Pompeo con la quale il condottiero romano ruppe gli indugi, rispetto alla ritrosia dei suoi marinai che dovevano tornare a Roma sfidando una tempesta, e rimasta nella tradizione marinara per sempre: "Navigare necesse est, vivere non est necesse", "navigare è necessario, vivere non è necessario". E, l’autore, un milanese di adozione di origini triestine, come spesso accade a chi è figlio di una dimensione non soltanto terragna, è mosso da un amore profondo per tutto quello che riguarda il mare e che, non a caso, nella vita lo ha reso viaggiatore insieme alla sua stupenda Signora. Ne deriva un'opera appassionata che rappresenta una navigazione nei secoli capace di riconoscere il lunghissimo filo blu che caratterizza e lega l’Italia al suo destino di matrice marittima che ha prodotto vittorie, sconfitte e rinascite. Le splendide 500 pagine di questo volume sono in grado, perciò, di proporre una narrazione della magnificenza di Amalfi, Pisa, Venezia e Genova, capitali mondiali della globalizzazione medioevale, della vittoria di Lepanto, dell’emergere - tra il Seicento e l’Ottocento - di Livorno, Trieste e Napoli. E, quindi, sono considerate le visioni marittime di Camillo Benso di Cavour e il navalismo letterario di Salgari e d’Annunzio, la fantastica epopea dei transatlantici, i due grandi conflitti del Novecento e le prove durissime della Marina tricolore, la ricostruzione postbellica e le parabole parallele dei Costa e di Achille Lauro. Per poi andare a valutare le scelte illogiche di non avere una politica del mare espressa, per esempio, dalla soppressione del Ministero della Marina mercantile, in tempi nei quali l’attore cinese sempre di più impone la sua presenza marittima ed il suo peso economico sullo scacchiere della geopolitica, forte della lezione di Braudel. Un libro che diventa sempre più appassionante da leggere, questo Patria Senza Mare di Marco Valle, al quale chi scrive è legato anche dall’avere nel comune immaginario “l’Adriatico selvaggio”.






