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venerdì 11 marzo 2011

Ora, ancor di più, avanti tutta con le energie alternative e con l'economia verde


di Enrico Flavio Giangreco
Questo triennio di crisi economica ha dimostrato l’inutilità del cercare vie d’uscita dalla stessa crisi, semplicemente, nell’ambito finanziario: una crisi reale, infatti, impone soluzioni reali. Tra queste soluzioni reali, una delle opzioni disponibili è la valorizzazione di tutte le opportunità connesse allo scenario dell’economia green, dalle energie rinnovabili alle produzioni ecocompatibili. In questo senso, in Italia, una partnership tra pubblico e privato, dovrebbe farsi carico di sostenere grandi formule industriali innovative, in grado di implementare l’economia verde: da ciò potrebbe derivare un significativo contributo alla crescita della produttività dell’intero sistema economico. D’altronde, nel corso della settimana sulle energie sostenibili, organizzata dalla Commissione Europea, a Bruxelles, nel febbraio del 2009, il Commissario europeo, Benita Ferrero Waldner, fece il punto sullo stato di avanzamento del Piano per lo sviluppo dell’Energia Solare nel Mediterraneo, identificato come una delle iniziative prioritarie dell’Unione del Mediterraneo. L’obiettivo era ed è ambizioso: si tratta di promuovere la crescita nella produzione di energie rinnovabili nei cosiddetti paesi Mena (Medio Oriente e Nordafrica) e di interconnetere le reti di trasporto di questa regione con quelle europee in modo da creare un mercato di interscambio dell’energia. L’iniziativa dovrebbe consentire un duplice risultato: supplire al crescente fabbisogno energetico dei Paesi Mena, ma anche contribuire al raggiungimento del traguardo stabilito dalla UE, che prevede, entro il 2020,  la  copertura del 20% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. La fonte prioritaria per la realizzazione della partnership energetica euromediterranea è stata individuata nell’energia solare e, in particolare, nel progetto tedesco Desertec, attivato nel luglio del 2009, che, più avanti, sarà ancora oggetto delle considerazioni di chi scrive. Se vogliamo verificare il significato concreto di quanto, in precedenza sostenuto, andiamo a vedere alcuni numeri. Lo scorso lunedì 24 gennaio, è stato presentato il dossier "Energia e lavoro sostenibile" elaborato dall'Osservatorio Energia e innovazione dell'Ires-Cgil. E’ emerso che, in pochissimi anni, in Italia, grazie agli incentivi del “conto energia”, sono stati installati oltre 2 mila MW di potenza, determinando 20 mila posti di lavoro.
Lo scenario futuro, con riferimento ai suoi connotati più ottimistici, è caratterizzato da un’occupazione, nel settore delle fonti rinnovabili, in grado di raggiungere, nel 2020, quota 250.000 unità. Attualmente, in Italia, nei vari settori di produzione energetica a basso impatto ambientale, tra posti diretti ed indiretti, lavorano poco più di 100.000 persone cosi suddivise: eolico circa 10.000 addetti, solare fotovoltaico con circa 5.700 e il comparto delle biomasse con circa 25.000 occupati, mentre il resto dell'occupazione si distribuisce tra il geotermico, il solare termico, il mini-idro, e le altre forme minori di produzione di energia da fonti rinnovabili che impiegano circa 50.000 lavoratori. Il dato, sopra evidenziato, delle 250.000 unità di nuova occupazione, grazie alle energie rinnovabili, è caratterizzato da una predominanza delle biomasse, del fotovoltaico e dell'eolico.
Consideriamo, ora, il modello Germania: la partnership, tutta tedesca, Deutsche Bank e Münich RE, aveva presentato, 18 mesi orsono, il già citato Desertec, un progetto d’investimento di 400 miliardi di euro, nel deserto del Sahara, al fine di produrre energia solare pari al 20 % del fabbisogno dell’intera Europa. Il progetto ha stimolato, nel corso dei mesi successivi, l’interesse di ulteriori partner. Tutto ciò, quindi, vuol dire altri posti di lavoro nel settore delle energie alternative.
In conclusione, il nostro Paese, è opportuno che costruisca un futuro caratterizzato dalla creazione di valore economico e di nuove opportunità di occupazione nel settore delle rinnovabili e, in genere, dell’economia verde. Soprattutto per le generazioni che verranno.