
Ci sono quelli che, ancora, vanno raccontando in giro che, nel nostro Paese, la crisi economica non esiste, non c’è, se non nelle teste bacate di disfattisti e traditori. A pensarci bene, si creano le condizioni perché si manifesti un derby continuo tra tifosi, come quello che coinvolge gli affezionati del Milan e della mia, Beneamata, Inter: la passione e la faziosità prevalgono sulla valutazione equilibrata delle situazioni.
E’ indubbio, d’altronde, che se ci riferiamo ai numeri, che non tradiscono mai, la crisi esiste, eccome, anche se ciò non vuol dire che chi è presposto a governarla non stia facendo nulla.
A proposito di numeri, il ritornello di una canzone napoletana del passato,“ho giocato tre numeri al lotto…”, mi porta a considerare tre rilevazioni Istat che non possono essere ignorate: il tasso di disoccupazione che è pari all’8,7%, il tasso di disoccupazione giovanile che raggiunge il 29,2% e la percentuale di inattivi tra i 15 e i 65 anni che è salita al 37,6%.
A tutto questo si aggiunge un altro dato: la disoccupazione in Europa si attesta al 10%.
Ma, oltre questi dati, cosa sta accadendo? Non è fantascienza affermare che, ormai da mesi, sia in atto un duro confronto tra la politica, con la p maiuscola, e la grande finanza, quella delle sopravvissute grandi banche d’affari statunitensi e delle lobby delle banche tedesche e francesi: sullo sfondo il timore, da parte della politica, che la grande finanza abbia identificato nell’Europa mediterranea l’area territoriale possibile oggetto di speculazioni. D’altronde, ciò che è, già, accaduto in Spagna e, soprattutto, in Grecia e la situazione del Portogallo spingono a considerare come realistiche queste chiavi di lettura.
Tutto questo ci porta a considerare una complessità che, ora, si manifesta. Mentre, nel biennio 2007-2009, a causa delle dissennate scelte del management finanziario e creditizio, sono fallite le prime 5 banche commerciali statunitensi e, fino ai giorni nostri, sono state circa 170 le banche che hanno chiuso i battenti, oggigiorno, si rischia, come nel caso greco, il default di interi “sistemi paese”.
Rispetto a tutto questo, sicuramente, l’Italia, grazie a una propensione delle famiglie al risparmio e a un sistema bancario protetto, è in condizioni migliori di quelle di altre compagini nazionali, quali la Spagna e gli ex paesi del Patto di Varsavia, ma ciò non vuol dire poter abbassare la guardia. Anche perché un altro numero, la previsione di crescita del Pil pari allo 0,5%, ci dice che, in tale situazione, alcuni segmenti delle Pmi rischierebbero la chiusura.
Allora, che torni la politica a pesare e s’imponga sul sistema bancario e finanziario affinché quest’ultimo svolga il suo compito: destinare risorse alle imprese che hanno progetti tali da poter stare sul mercato. Basilea, d’altronde, non è, soltanto, una città svizzera.
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