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sabato 20 ottobre 2018

Suez di Marco Valle, un libro da studiare bene

 
di Enrico Flavio Giangreco
Marco Valle è giornalista e storico molto raffinato, capace di leggere la magistra vitae cogliendo le sfumature più sottili degli accadimenti e delle relazioni fra le istituzioni e gli individui. Lo aiuta in tutto questo, non soltanto, il pensare in due lingue, ma anche l'essere nato italiano del mare di Trieste per poi diventare milanese in senso metropolitano.
Il suo ultimo bel saggio Suez è stato pubblicato in prossimità dei 150 anni che il Canale di Suez compirà nel 2019. Quella di Valle è un'opera dettagliata e rigorosa che narra, in tutte le sue molteplici sfaccettature, una vicenda che è stata caratterizzata dal coinvolgimento degli interessi politici ed economici europei e mondiali. Il libro sviluppa una narrazione del tema in modo molto attento e particolareggiato, prendendo le mosse dall'analisi puntuale della situazione geopolitica dalla quale, ai tempi, è dipeso l’accresciuto interesse per l’area mediorientale della penisola del Sinai. Tutto ciò ha permesso la possibilità di cogliere la varietà di opportunità e scenari che sarebbero derivati dalla realizzazione di un collegamento tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano. E' accaduto, quindi, che nel XX secolo, come ai tempi di Colombo, l’accesso diretto dell’Europa all’Asia si sia arricchito d’implicazioni economiche e politiche che non soltanto hanno coinvolto l’Africa, diretta interessata dal punto di vista geografico, ma anche il “Nuovo Continente”.
L'autore, con notevole cura dei particolari, analizza la decisione della creazione del Canale di Suez e la sua conseguente realizzazione, alternando, con grande giovamento di chi legge, una visione analitica e sintetica di quel punto di accumulazione di variabili differenti, che ha finito per essere lo sviluppo di quello straordinario trait d'union nel Mediterraneo, sin dalle sue fasi iniziali. Questo perché sono stati molteplici gli interessi che si sono manifestati intorno ad esso. Non a caso, ne sono derivati centocinquanta anni di ricerche, osservazioni, progetti, elaborazioni, traffici insieme ad intrighi politici di ogni tipo, complotti, speculazioni, guerre e rivoluzioni, che hanno visto partecipare personaggi tra i più significativi dello scenario politico dell’epoca.
E se il Canale di Suez fu, nella fase dell’imperialismo, simbolo e conferma del potere anglo-francese sul Levante e sul Mediterraneo, per l’Egitto, che si ritrovò espropriato e umiliato, la straordinaria opera rappresentò l'espressione del proprio riscatto, una lunga e difficile battaglia vinta da Nasser nel 1956 e consolidata dai suoi successori. Per l’Italia, “minore tra le potenze maggiori”, l'idrovia, secondo lo studio approfondito di Marco Valle, divenne cruccio, ambizione, obiettivo ed infine, per merito di Enrico Mattei, opportunità d’incontro. Insomma, Suez offre l'occasione di "leggere" la grande partita a scacchi che si è giocata nel mare nostrum, comprendere l’Egitto di oggi, cogliere slanci, velleità e potenzialità del cosiddetto “sistema Italia”. Un libro che merita di essere studiato.

lunedì 22 gennaio 2018

La necessità di un’educazione finanziaria per una maggiore consapevolezza dell’essere risparmiatori

di Enrico Flavio Giangreco


Non è, questa, la prima occasione nella quale chi scrive concentra la sua attenzione sulla centralità dei processi di educazione ed alfabetizzazione finanziaria. E, d’altronde, se presso il Ministero dell’economia e delle finanze è stato costituito un comitato, che si occupa della materia, presieduto dalla prof.ssa Annamaria Lusardi, ciò dimostra come non sia più possibile rinviare la necessità di elaborare una strategia nazionale sui temi in questione. Ciò perché da una puntuale educazione finanziaria dipende la possibilità di diventare risparmiatori consapevoli. Sia chiaro, le inefficienze del sistema, che spesso registriamo, non possono “evaporare” da un momento all’altro, ma impongono, a maggior ragione, una mobilitazione diffusa che faccia diventare il risparmio e la finanza una koinè, una sorta di lingua comune, innanzitutto, per le giovani generazioni. Ben vengano, quindi, le numerose iniziative che, nei mesi scorsi, hanno caratterizzato sia la Settimana Mondiale dell’Investitore, sia la Giornata del Risparmio. Entrambi gli appuntamenti hanno proposto una serie di eventi e dibattiti, dedicati agli studenti nelle scuole, così come alcuni incontri destinati al pubblico adulto, presso sedi di istituti bancari, teatri e sale conferenze.                                             
Quello che è emerso, come fattore significativo, è stato l’approccio quanto più divulgativo e meno teorico possibile agli argomenti considerati che, nel caso della  Settimana Mondiale dell’Investitore, si è avvalso anche della gamification, perché non basta acquisire semplici conoscenze, ma è, soprattutto, necessario sviluppare competenze e abilità nella gestione. Un mercato trasparente, d’altronde, può essere costruito non limitandosi al riconoscimento del pur importante ruolo di vigilanza delle Authority a tutela degli investitori, ma creando le condizioni affinché i risparmiatori possano prepararsi, in modo adeguato, alle scelte quotidiane in materia di denaro. C’è da augurarsi, quindi, che, sempre di più, i player comprendano l’importanza del contribuire alla formazione di una coscienza dei consumatori, in grado di andare oltre quell’asimmetria informativa che contraddistingue, quasi strutturalmente, i mercati finanziari. In questo modo, si può immaginare che s’imporrà la richiesta di prodotti e servizi di qualità.

venerdì 21 agosto 2015

La Castellana di Otranto: un lido che significa declinare la bellezza


di Enrico Flavio Giangreco

Esiste, di questi tempi, un Salento che è una sorta di succursale di Ibiza. E, non a caso, un carnaio di ragazzi e ragazze, un popolo costituito da migliaia di giovani, disposti ad accettare qualsiasi offerta ricettiva, s’indirizza dall'intera Europa verso Gallipoli e dintorni. Abbiamo, tutti, letto ed ascoltato i resoconti relativi a questa gioventù dedita al ballo ed allo sballo. Ma la penisola salentina non è, soltanto, questo. Vi sono straordinarie esperienze di organizzazioni turistiche di qualità, in grado di proporre risposte di livello adeguato ad esigenze differenti, non massificate ed espressione di un consumo consapevole. La Castellana di Otranto, stabilimento balneare della famiglia Capasa, proprietaria di Costume National, noto brand della moda internazionale, è un esempio di quanto affermato. Ogni componente, in questo lido, è curata nei minimi particolari e la considerazione delle sfumature, che spesso fanno la differenza, è totale. Dalla spiaggia, attrezzata con circa sessanta ombrelloni bianchi, in modo che gli ospiti possano godere di una giusta privacy, e dotata di tutti i comfort, in sintonia con l’ambiente, con il prato ed il verde circostante, al bar del lido, dove si può anche pranzare, conoscendo la cucina locale di qualità accompagnata da un’educazione del personale, un orientamento al cliente, difficile da trovarsi. Ciò perché il cliente, in questo caso, è considerato, soprattutto, un ospite da far sentire a proprio agio. E, quindi, la filosofia esistenziale, che caratterizza La Castellana, è un’attenzione puntualissima a tutto quello che possa rappresentare un modo per consentire di trascorrere alle persone presenti una vacanza in grado di farle stare bene.  Questo significa, non a caso, capacità di offrire manifestazioni del bello, a partire dalla scelta di un’armonia dei cromatismi, che è espressione di una cultura dell’ospitalità radicata in chi governa questo luogo. Al funzionamento della macchina presiede la Signora Maria Luisa, la madre di Carlo ed Ennio Capasa, sempre esigente, prima con se stessa e poi con gli altri, che è un po’ la garante della qualità dell’offerta tipica de La Castellana. Serenità, discrezione, bon vivre, good food e una natura fantastica rappresentano gli ingredienti che identificano La Castellana e che fanno concludere, a chi scrive, che il livello del servizio offerto sia adeguato ai migliori bagni di Forte dei Marmi. Con un mare, però, più bello di quello del Forte. Un Salento identitario da apprezzare fino in fondo.   

lunedì 20 luglio 2015

I luoghi della memoria Interista degli anni Sessanta: dal Forte a San Pellegrino

di Enrico Flavio Giangreco

Già pubblicato su Intertv.it

La memoria Interista degli anni Sessanta ha tanti colori. Come sempre, i colori del nero e dell’azzurro, della notte e del cielo, i colori di razze diverse, da Jair a Suarez, i colori di dialetti differenti che si fondono in un tutt’uno. La memoria Interista ha la faccia da sciupafemmine di Angelo Domenghini, un italiano bergamasco ragazzo in eterno, le opere d’arte disegnate da quel genio del football che risponde al nome di Mario Corso, i dribbling di Sandro Mazzola, unici come il suo talento di famiglia. Ha la velocità elegante di un uomo bellissimo come Giacinto Facchetti. Ha la nobiltà dei modi del Presidente Angelo Moratti, capace di costruire una squadra in grado di dominare l’Europa ed il mondo. Ha la follia interpretativa del Mago Herrera. La memoria Interista di quegli anni, straordinari per tutto il Paese, con l’ascensore sociale attivato a manetta, la ritrovi nei luoghi che l’hanno vista rappresentata. Luoghi, spesso, sede dei ritiri di quell’Inter Euromondiale. Forte dei Marmi, il Forte per i milanesi, è uno di quei luoghi. Con la Capannina di Franceschi che, dal 1929, ha visto dipanarsi una sequenza di amori e drink. E, dove, quindi, l’amore per l’Inter si è manifestato, come espressione del legame fra la famiglia Moratti e la Versilia. Ma non soltanto. In Capannina, una sorta di grande maison, dove ci si ritrovava per l’aperitivo, la cena, il gioco, le danze, la traccia dell’Inter c’era e si riconosceva. Il tifo discreto dei bauscia milanesi faceva capolino fra i tavoli. Era un altro Forte che non conosceva, come accade oggigiorno, i ricchi russi con la loro passione per i tessuti leopardati. Era il Forte delle famiglie aristocratiche e borghesi - Frescobaldi, Orsini, Ferraioli, Della Gherardesca, Calvi di Bergolo, Agnelli, Moratti -, era il Forte della bellezza della ragazza del Piper, Patty Pravo, una che da bambina andava a passeggio per le calli di Venezia con un amico di famiglia dal nome Ezra Pound, mica pizza e fichi. Era, quello, il Forte di amori chiacchierati di quell’età dell'oro: da Alberto di Liegi con Paola Ruffo di Calabria, nata in loco rispetto al suo cognome, a Renato Salvatori, ai tempi bagnino, con Annie Giradot. Era il Forte frequentato da Mike Bongiorno accompagnato dalla sua valletta Edy Campagnoli. E, in quel Forte, l’Inter c’era, come c’è ancora oggi, e rappresentava la favola di una nazione che, uscita da una guerra, scopriva il benessere ed il senso ed il gusto della vittoria. L’Internazionale, in quel momento, simboleggiava il riscatto di una gran parte del Paese, da Nord a Sud, come racconta, di tanto in tanto, in modo impeccabile, il mio collega e conterraneo Antonio Bartolomucci che, grazie al suo fantastico papà, l’Inter l’ha respirata sin da bambino. Ma non c’è, soltanto, il Forte fra i luoghi di quella memoria Interista. San Pellegrino Terme rappresenta un’altra pagina che merita di essere ricordata. San Pellegrino era la città del Dott. Angiolino Quarenghi, il medico della grande Inter, un uomo dedito alla sua missione, che viaggiava moltissimo, dormiva pochissimo ed era, sempre, in ascolto degli altri, con l’anima spalancata. Una bellissima persona che, quando volò nel mondo dei giusti, il 17 luglio 1992, a chi restava regalò una sensazione di vuoto quasi incolmabile. Al luogo in cui era nato il Dottore lasciò, d’altronde, una rinomata clinica con il suo nome e un patrimonio di ricordi che, ancora oggi, s’intrecciano con la bellezza internazionale della cittadina della Val Brembana. Con i suoi porticati e con le sue ville in stile liberty, che ti mettono in connessione con il rimembrare quelle persone che, da tutta l’Europa, arrivavano per curarsi presso le terme, allora molto famose. Terme che, oggigiorno, sono tornate in auge e che ti fanno, subito, pensare a quei tempi, tempi straordinari, nei quali il Grand Hotel ed il Casinò facevano pendant con l’Inter di Angelo Moratti, con la sua nobiltà, con il suo stile. E se per me San Pellegrino Terme ha il sapore dei biscotti di Bigio che s’incrocia con lo sguardo, insieme buono e puntuto, del mio amico Sergio, il Forte, invece, rappresenta una storia iniziata, ormai, 25 anni fa, che ha le sembianze prima del mio amico Alberto e, poi, dell’altro amico Stefano. Una storia che vuol dire leggere una copia dell’Eco della Versilia di Beppe Niccolai, deputato della destra pisana, così lontano da un socialista libertario come me, ma così vicino. Il ricordo di risate, scherzi, mare, allegria, Pietro, Orlando, con la mascotte del gruppo, il nostro Paolo, e la nostra amica Francesca, bella oggi come ieri. Con i colori, favolosi, sullo sfondo. I colori della notte e del cielo.

sabato 6 dicembre 2014

Il Sentiero della Mano Sinistra: un libro da leggere

di Enrico Flavio Giangreco

Il Sentiero della Mano Sinistra, pubblicato da Silele Edizioni, è un libro che ci consente, innanzitutto, di scoprire il talento narrativo dell'autrice, Annalisa Di Piazza, nata a Palermo e bergamasca di adozione. La Di Piazza, infatti, è una di quelle persone capaci, negli anni, di sviluppare una scrittura assolutamente originale e ricca di particolari sfumature del linguaggio derivanti anche dall'essersi dedicata, nel tempo libero dagli impegni professionali e di famiglia, a letture di grande qualità. A chi scrive, il suo italiano fluido e gradevole, ma fortemente strutturato, appare in connessione con la letteratura migliore del nostro Paese tanto da poter immaginare che a questo giallo avvincente e ricco di ritmo, ambientato a Palermo, seguiranno altre opere. L'autrice, d'altronde, considera come traccia di riferimento del suo libro due temi complessi quali la volontà e il libero arbitrio che appaiono essere in stretta relazione con la scelta di proporre un preciso messaggio contro l’omofobia. Tale attenzione, rispetto all'omofobia, dimostra la sensibilità laica di Annalisa Di Piazza nei confronti della società e del tempo in cui vive che si manifesta anche attraverso lo sviluppo della storia del protagonista. Una storia che merita di essere, almeno, raccontata per sommi capi, lasciando al lettore il piacere delle 228 pagine da gustare. Una mattina di scirocco, uno scirocco tanto palermitano, Mimmo Abbate, ispettore della polizia scientifica nel capoluogo siciliano, riceve una telefonata sul suo cellulare di servizio: è stato trovato un cadavere alle Case Rocca, un gruppo di case diroccate vicino al parco della Favorita. Mimmo, lasciando il suo compagno Andrea ancora a letto a dormire, si affretta a recarsi sul posto senza immaginare cosa avrebbe trovato. La vittima è un bambino di otto anni, il cui cadavere è ritrovato in uno scenario di simboli satanici e con delle strane incisioni sul corpo. L’autopsia dimostrerà che tali incisioni compongono delle parole in inglese e che nella bocca del bambino era stata introdotta una piccola lamina di metallo con incise due lettere dell’alfabeto greco. L’indagine è condotta da Mimmo con i colleghi della scientifica Mario Barresi e Costanza Marcella Bivona e insieme ai colleghi della mobile Leonardo Bennici e Stefania Mannino. I primi sospetti riguardano il fratellastro della vittima, Tommaso, con una triste storia di famiglia alle spalle e proseguono seguendo sia la pista della pedofilia sia quella satanista. Ad un certo punto delle indagini gli indizi sembrano condurre ad un misterioso uomo con i pantaloni arancioni, ma prima che si possa individuare un nome, accade che sia scoperto un secondo cadavere. Questa volta si tratta di una ragazza, che prima di essere stata strangolata ha subito un rapporto sessuale. Sul suo cadavere le medesime incisioni, con nuove parole in inglese, e nella bocca di nuovo una lamina con incise altre due lettere dell’alfabeto greco. Mentre continuano le indagini è ritrovato un terzo cadavere: una anziana donna con le stesse incisioni sul corpo e, anche questa, con una lamina con due lettere greche in bocca. Un prete siciliano, esperto di esorcismi, che era stato consultato nel corso delle indagini per dare un senso ai vari simboli ritrovati intorno ai corpi, dà la svolta decisiva che porta la squadra alla inattesa conclusione. Il Sentiero della Mano Sinistra è un libro da leggere. 

mercoledì 8 ottobre 2014

Enrico Flavio Giangreco in una intervista sui diritti di immagine degli atleti






Intervista tratta da Swimbiz.it di mercoledì 8 ottobre 2014 e ripresa lo stesso giorno dalla testata Sporteconomy.it    
                                                                                                                     
“In una Federazione, dimostrare che le regole vanno rispettate è più importante che temere di perdere un protagonista importante”. Per Enrico Flavio Giangreco, docente universitario di marketing e comunicazione nello sport (come il titolo del suo libro edito dalla Franco Angeli e ieri presentato a Roma in un focus-group presso la ECampus di Roma) di formazione bocconiana, più che Usa Swimming sarà Michael Phelps stesso a perdere, dal punto di vista del marketing, dall’assenza ai Mondiali di nuoto 2015  “Sia un monito anche per l’Italia: tutti devono seguire le regole, a prescindere dal nome, senza essere giustizialisti né garantisti” commenta a Swimbiz. Difficile valutare ora il danno d’immagine di Phelps “Dipende molto come lui e il suo staff gestiranno la cosa – ma potrebbe aver ragione Christian Zicche, Direttore di Swimbiz, immaginando  Phelps prossimo testimonial contro l’abuso di alcolici - in questi casi il contrappasso, non in senso dantesco, è il migliore strumento: mandare messaggi che ribaltino l’immagine negativa che hai dato”. Di quanto Federica Pellegrini conti per l’Italnuoto, anche dal punto di vista d’immagine e di marketing, il professor Giangreco parlò tempo fa a Swimbiz “E ieri ho citato quell’intervista, durante la presentazione del mio libro, perché Federica è uno dei pochi sportivi che pensa e costruisce già oggi il proprio futuro post agonistico. Ed è importante che media come Swimbiz trattino di management e marketing legati al nuoto: bisogna immaginare fin da subito il futuro, senza abbandonarsi ai ricordi”. Anche se l’anno zero del nuoto moderno risale al 2000, con le medaglie olimpiche di Rosolino, Fioravanti e Rummolo “Rosolino e Fioravanti furono i primi nuotatori capaci di veicolare messaggi diversi dal passato: la forza mediatica del primo era nella doppia anima italo-australiana; Fioravanti era il ragazzo della provincia del nord, figlio di meridionali, in grado di farsi strada grazie al duro lavoro”.

giovedì 15 maggio 2014

Riflessioni d'autore sul calcio internazionale

Mio articolo di commento pubblicato da SportEconomy.it

di Enrico Flavio Giangreco*

Il Manchester City ha vinto la Premier League, con 2 punti di vantaggio sul Liverpool e 4 sul Chelsea. Il City è il club che, in media, paga di più i suoi atleti, non nel calcio, ma nello sport mondiale, più dei Yets e dei Dodgers!. Il Liverpool ha sprecato l'occasione di vincere il campionato, dopo 24 anni dall'ultima volta, nelle ultime partite; il Chelsea, invece, è mancato contro le squadre medio-piccole, con le quali ha perso troppi punti. La vittoria del Manchester City, certamente, non fa bene a chi pensa a un calcio gestito, economicamente, con più attenzione ai bilanci. 
C'è da considerare che negli ultimi giorni si sono confermate ai vertici dei campionati "domestici", altri club iper-ricchi come lo Shakhtar Donetsk (9° titolo della sua recente storia sportiva in Ucraina) e soprattutto il PSG in Francia. Prossima settimana i tifosi del calcio "romantico" faranno il tifo per l'Atletico Madrid che si gioca negli ultimi 90 minuti della Liga iberica, con il pluridecorato Barcellona. Sempre i "Colchoneros" sfideranno il Real Madrid (terzo in campionato) nella finale di Champions di Lisbona del prossimo 25 maggio 2014. 

 

* giornalista, scrittore e docente - di recente ha scritto un libro per la FrancoAngeli - "Il Marketing e la Comunicazione nello Sport"