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sabato 27 novembre 2010

Gaetano Cappelli oltre le canzoni della giovinezza perduta

Un giovane alla moda costretto a fare il cameriere in un cafonissimo matrimonificio dove viene scoperto dalla ricca ragazza che sta corteggiando. L'inesperto medico romano spedito in un paesaccio del Meridione che insieme all'amore troverà una nuova e assai inquietante famiglia. L'ambizioso pittore che, finalmente sul punto di diventare famoso, scopre il critico che doveva lanciarlo in fin di vita. E ancora il rocker venditore di pentole Continental che il destino fa finire tra le braccia della "donna più bella del mondo" rendendolo intanto impotente come l'aspirante scrittore, suo amico, rivelerà nel romanzo d'esordio, zeppo di altri imbarazzanti segreti.
Questi e altri ancora i protagonisti di "Canzoni della giovinezza perduta" che, rincorrendosi di racconto in racconto, danno vita a un travolgente romanzo sul fondale di una provincia del Sud dagli orizzonti mai così vasti e luminosi. Grazie a loro, alle loro storie intessute di illusioni e inganni, avventure e sogni, comiche acrobazie sessuali e tragici equivoci del cuore, Gaetano Cappelli evoca, come in una struggente canzone, quel particolare momento della vita di ognuno che coincide con il sospirato debutto nel mondo del lavoro e la malinconica fine della giovinezza.
Più di quindici anni fa, un amico, Alessandro, mi parlò in modo entusiasta di Gaetano Cappelli. Io ascoltai le parole del mio amico e comprai un suo libro, “Mestieri sentimentali”, edito da Frassinelli, che mi piacque moltissimo.
Da quel momento in avanti, non mancai, mai, in libreria, l’appuntamento con la novità scritta da Gaetano: prima che Antonio D’Orrico, critico del Corriere della Sera, lo scoprisse e gli regalasse l’attenzione che merita, l’ho, sempre, considerato un dandy della letteratura mediterranea, capace di scrivere pagine all’altezza del miglior Andrea De Carlo e, recentemente, del talentuoso Alessandro Piperno.
Per dirla in breve, ora, Gaetano Cappelli è nel mio personale Pantheon letterario con i sopra citati De Carlo e Piperno: tutti vivi e nel pieno delle loro forze, si badi bene, perché, anche in letteratura, detesto il passatismo.  
Accanto a loro c’è un signore che si chiama Mou. E’ un’altra storia quella del Mou, non è letteratura, ma, sicuramente, è un “mestiere sentimentale”.
Gaetano non è un appassionato di calcio, anzi, ma, ne sono certo, questa affermazione la comprenderebbe. E ne sorriderebbe.
Un futuro di fortuna a Gaetano Cappelli.          


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