martedì 21 dicembre 2010

Quel "populista" che suscita sogni (invece che odio...)

di Antonio Rapisarda
L’Analisi pubblicata, oggi, martedì 21 dicembre 2010, su Ffweb Magazine
A sinistra c’è un populista. Che di nome fa Nichi Vendola. Ma basterebbe chiamarlo “Nichi”. Un populista che non parla ma “intesse delle narrazioni”, non spiega ma “evoca”, non fa politica ma utilizza la politica “come pretesto continuo per segnali allusivi di sdegno o di amore”. Lo tratteggia così Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera. Una descrizione efficace del governatore della Puglia che ha lanciato l’Opa sul centrosinistra italiano, e che – al netto della bonaria “condanna” d’ufficio – ha il merito invece di aver individuato una delle caratteristiche più incisive di Vendola: con lui – spiega lo storico - a sinistra avviene “il distacco completo dall’antico ormeggio ideologico e si entra in qualcosa di completamente diverso: nel mare della vita”.  
È vero “Nichi” ha sostituito la pretesa della storia (le magnifiche sorti del “socialismo reale”…) con la necessità della vita. Era ora, si potrebbe dire. Era ora che un leader politico capovolgesse la piramide. È ripartito dal popolo Nichi, ma davvero. Per comprenderlo è appena uscito un cofanetto-documentario “La ballata di Nichi” che racchiude l’avventura della campagna elettorale del 2005. Un’esperienza raccontata con un piglio suggestivo e incalzante da Corto Salari (regista recentemente scomparso), artista che è rimasto affascinato dal cammino di questo politico “comunista” che si veste con il vestito da padrino della cresima, che frequenta i ristoranti kitsch degli alberghi sulle statali perché partecipa alla festa con la sua gente. E che, soprattutto, “bacia” e abbraccia tutti quelli che incrocia. Perché da questi viene “riconosciuto”. Perché a questi suscita “speranza”.
Il successo di Vendola è questo: l’empatia. A contatto reale, e non mediato né parcellizzato, con quel popolo che la sinistra non comprende più da tempo. E che, diciamolo, anche certa destra ha abbandonato. Tant’è che, come ha sostenuto lo stesso Vendola, sono tanti gli uomini di destra che lo sostengono in rotta con la gestione padronale del consenso in quella regione (ma anche altrove). Grazie a questo è riuscito a smontare le alchimie delle elite. Grazie a questo ha riempito di “sostanza” democratica il meccanismo delle primarie.  Meccanismo che è sfuggito di mano ai suoi stessi cantori che adesso si affannano con disperazione a togliere il giocattolo dalle mani del bambino cresciuto: il popolo stesso.           
Ha riportato il territorio al centro della narrazione Nichi. E questo accadde attraverso le contrade meravigliose di quella terra che è la Puglia. Elevata a modello sociale e, adesso, anche politico-economico. Luogo che dimostra come sia possibile parlare di nuova soggettività (la propria omosessualità, ad esempio) all’interno di una cornice identitaria (la famiglia, il dialetto, le tradizioni) senza scimmiottare decadenti modelli metropolitani. Puglia ideale contraltare, poi, alle lande padane insomma, con tutto l’armamentario leghista fatto di un sincretico approdo tra calvinismo con venature xenofobe e paganesimo dietro al quale si cela la difesa di meri interessi economici e territoriali. Se proprio di populismo si deve parlare, allora, è evidente che rispetto ai modelli della Seconda repubblica – ossia il populismo carismatico di Berlusconi, il giacobinismo molisano di Di Pietro e il secessionismo di Bossi – quello di Nichi appare non solo il più innocuo. Ma il più politico. Quello più connesso con le esigenze di una crisi tutta post-moderna. Che riporta davvero ad interrogarsi sui “perché”. Sulla comunità. Sulla necessità di costruire percorsi condivisi. Di farcela come popolo, e non a dispetto (o alle spalle) del popolo. Resta un avversario per la destra “Nichi”? Con tutta probabilità sì. Lui lo rivendica con orgoglio. Ma un avversario con il quale gareggiare nella costruzione positiva, politica, di una società più giusta. Fosse pure quella fatta di “notti sulla spiaggia ad ascoltare la taranta”, come scrive Galli della Loggia a proposito di Vendola. Be', non sarebbe così male aggiungiamo noi…    

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