lunedì 20 dicembre 2010

Le parole del senatore, ovvero l'irresponsabilità al potere

di Federico Brusadelli
Il Corsivo pubblicato, oggi, lunedì 20 dicembre 2010, su Ffweb Magazine   
“Quelle di Gasparri mi paiono parole strampalate”, “Fa una confusione totale”, “Auspica provvedimenti illiberali”. Perché quello “era un problema di terrorismo”, e invece questo “è un problema di ordine pubblico”. A parlare – intervistato dalla Stampa – non è un pericoloso estremista, un fiancheggiatore dei violenti, un sovversivo comunista. È Virginio Rognoni, il ministro democristiano che nel 1979, quando scattò la “grande retata” del 7 aprile 1979 evocata dal capo dei senatori pidiellini, sedeva al Viminale. Erano anni bui per davvero, quelli. Eppure nemmeno allora – spiega Rognoni – scattarono gli “arresti preventivi” evocati dal capo dei senatori del Pdl.
Non c’è bisogno di agitare lo spettro del “fascismo”, né paventare derive sudamericane. Basterebbe questo, basterebbero le parole di chi il terrorismo lo ha affrontato per davvero, e lo ha affrontato dal cuore dello Stato, per giudicare le parole di Maurizio Gasparri. Basterebbe ascoltare le parole di Roberto Saviano, impaurito da una “follia autoritaria”, ma anche quelle di Pierferdinando Casini che chiede di “mantenere i nervi saldi”. O quelle di Pietro Calogero, il magistrato che nel 1979 autorizzò gli arresti e che oggi definisce l’uscita di Gasparri una “sciocchezza”. E se a tutto questo si aggiunge l’irritazione lasciata trapelare da alcuni esponenti di governo (Maroni e La Russa su tutti), la potenziale pericolosità della sparata di Gasparri appare in tutta la sua drammaticità.
E lui, non pago, rilancia: “Nei cortei ci sono potenziali assassini!”. Ecco la politica secondo Maurizio Gasparri. Ecco la sua ricetta. La provocazione come unico mezzo per far valere le proprie (deboli) ragioni; la corsa a chi la spara più grossa come unico metodo per impostare il dibattito pubblico; la rissa verbale come unica via per “stanare” gli avversari (anzi i nemici) e portarli al confronto (anzi allo scontro). In sintesi, l’irresponsabilità al potere.
Non è la prima volta. E non sarà l’ultima, purtroppo. Perché è questo lo stile, sono questi i contenuti, è questa la forma e la sostanza di cui è capace una certa destra. Anzi, una certa politica. Una politica che altrove sarebbe minoritaria, estremista, relegata a “folklore” più o meno innocuo. E che qui, invece, si ritrova ad avere tra le mani i destini di un paese. 

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