di Enrico Flavio Giangreco
Non è, questa,
la prima occasione nella quale chi scrive concentra la sua attenzione sulla
centralità dei processi di educazione ed alfabetizzazione finanziaria. E,
d’altronde, se presso il Ministero dell’economia e delle finanze è stato
costituito un comitato, che si occupa della materia, presieduto dalla prof.ssa
Annamaria Lusardi, ciò dimostra come non sia più possibile rinviare la
necessità di elaborare una strategia nazionale sui temi in questione. Ciò
perché da una puntuale educazione finanziaria dipende la possibilità di
diventare risparmiatori consapevoli. Sia chiaro, le inefficienze del sistema,
che spesso registriamo, non possono “evaporare” da un momento all’altro, ma
impongono, a maggior ragione, una mobilitazione diffusa che faccia diventare il
risparmio e la finanza una koinè, una sorta di lingua comune, innanzitutto, per
le giovani generazioni. Ben vengano, quindi, le numerose iniziative che, nei mesi scorsi, hanno
caratterizzato sia la Settimana Mondiale dell’Investitore, sia la Giornata del Risparmio. Entrambi gli appuntamenti hanno proposto una serie di
eventi e dibattiti, dedicati agli studenti nelle scuole, così come alcuni
incontri destinati al pubblico adulto, presso sedi di istituti bancari, teatri
e sale conferenze.
Quello che è emerso,
come fattore significativo, è stato l’approccio quanto più divulgativo e meno
teorico possibile agli argomenti considerati che, nel caso della Settimana Mondiale dell’Investitore, si è avvalso
anche della gamification, perché non basta acquisire semplici conoscenze, ma è,
soprattutto, necessario sviluppare competenze
e abilità nella gestione. Un
mercato trasparente, d’altronde, può essere costruito non limitandosi al
riconoscimento del pur importante ruolo di vigilanza delle Authority a tutela
degli investitori, ma creando le condizioni affinché i risparmiatori possano
prepararsi, in modo adeguato, alle scelte quotidiane in materia di denaro. C’è
da augurarsi, quindi, che, sempre di più, i player comprendano l’importanza del
contribuire alla formazione di una coscienza dei consumatori, in grado di andare
oltre quell’asimmetria informativa che contraddistingue, quasi strutturalmente,
i mercati finanziari. In questo modo, si può immaginare che s’imporrà la
richiesta di prodotti e servizi di qualità.

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