di Enrico Flavio Giangreco
Già pubblicato su Intertv.it
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La memoria
Interista degli anni Sessanta ha tanti colori. Come sempre, i colori del nero e
dell’azzurro, della notte e del cielo, i colori di razze diverse, da Jair a
Suarez, i colori di dialetti differenti che si fondono in un tutt’uno. La
memoria Interista ha la faccia da sciupafemmine di Angelo Domenghini, un
italiano bergamasco ragazzo in eterno, le opere d’arte disegnate da quel genio del
football che risponde al nome di Mario Corso, i dribbling di Sandro Mazzola,
unici come il suo talento di famiglia. Ha la velocità elegante di un uomo bellissimo come Giacinto Facchetti. Ha la nobiltà dei modi del Presidente
Angelo Moratti, capace di costruire una squadra in grado di dominare l’Europa
ed il mondo. Ha la follia interpretativa del Mago Herrera. La
memoria Interista di quegli anni, straordinari per tutto il Paese, con
l’ascensore sociale attivato a manetta, la ritrovi nei luoghi che l’hanno vista
rappresentata. Luoghi, spesso, sede dei ritiri di quell’Inter Euromondiale.
Forte dei Marmi, il Forte per i milanesi, è uno di quei luoghi. Con la
Capannina di Franceschi che, dal 1929, ha visto dipanarsi una sequenza di amori
e drink. E, dove, quindi, l’amore per l’Inter si è manifestato, come
espressione del legame fra la famiglia Moratti e la Versilia. Ma non soltanto.
In Capannina, una sorta di grande maison,
dove ci si ritrovava per l’aperitivo, la cena, il gioco, le danze, la traccia
dell’Inter c’era e si riconosceva. Il tifo discreto dei bauscia milanesi faceva capolino fra i tavoli. Era un altro Forte
che non conosceva, come accade oggigiorno, i ricchi russi con la loro passione
per i tessuti leopardati. Era il Forte delle famiglie aristocratiche e borghesi
- Frescobaldi, Orsini, Ferraioli, Della Gherardesca, Calvi di Bergolo, Agnelli,
Moratti -, era il Forte della bellezza della ragazza del Piper, Patty Pravo,
una che da bambina andava a passeggio per le calli di Venezia con un amico di
famiglia dal nome Ezra Pound, mica pizza e fichi. Era, quello, il Forte di
amori chiacchierati di quell’età dell'oro: da Alberto di Liegi con Paola Ruffo
di Calabria, nata in loco rispetto al suo cognome, a Renato Salvatori, ai tempi
bagnino, con Annie Giradot. Era il Forte frequentato da Mike Bongiorno
accompagnato dalla sua valletta Edy Campagnoli. E, in quel Forte, l’Inter
c’era, come c’è ancora oggi, e rappresentava la favola di una nazione che,
uscita da una guerra, scopriva il benessere ed il senso ed il gusto della
vittoria. L’Internazionale, in quel momento, simboleggiava il riscatto di una
gran parte del Paese, da Nord a Sud, come racconta, di tanto in tanto, in modo
impeccabile, il mio collega e conterraneo Antonio Bartolomucci che, grazie al
suo fantastico papà, l’Inter l’ha respirata sin da bambino. Ma non c’è,
soltanto, il Forte fra i luoghi di quella memoria Interista. San Pellegrino
Terme rappresenta un’altra pagina che merita di essere ricordata. San
Pellegrino era la città del Dott. Angiolino Quarenghi, il medico della grande
Inter, un uomo dedito alla sua missione, che viaggiava moltissimo, dormiva
pochissimo ed era, sempre, in ascolto degli altri, con l’anima spalancata. Una
bellissima persona che, quando volò nel mondo dei giusti, il 17 luglio 1992, a
chi restava regalò una sensazione di vuoto quasi incolmabile. Al luogo in cui era
nato il Dottore lasciò, d’altronde, una rinomata clinica con il suo nome e un
patrimonio di ricordi che, ancora oggi, s’intrecciano con la bellezza internazionale della
cittadina della Val Brembana. Con i suoi porticati e con le sue ville in stile
liberty, che ti mettono in connessione con il rimembrare quelle persone che, da
tutta l’Europa, arrivavano per curarsi presso le terme, allora molto famose.
Terme che, oggigiorno, sono tornate in auge e che ti fanno, subito, pensare a
quei tempi, tempi straordinari, nei quali il Grand Hotel ed il Casinò facevano pendant con l’Inter di Angelo Moratti,
con la sua nobiltà, con il suo stile. E se per me San Pellegrino Terme ha il
sapore dei biscotti di Bigio che s’incrocia con lo sguardo, insieme buono e
puntuto, del mio amico Sergio, il Forte, invece, rappresenta una storia
iniziata, ormai, 25 anni fa, che ha le sembianze prima del mio amico Alberto e,
poi, dell’altro amico Stefano. Una storia che vuol dire leggere una copia dell’Eco
della Versilia di Beppe Niccolai, deputato della destra pisana, così lontano da
un socialista libertario come me, ma così vicino. Il ricordo di risate, scherzi, mare, allegria, Pietro, Orlando, con la mascotte del gruppo, il nostro Paolo, e la nostra amica Francesca, bella oggi come
ieri. Con i colori, favolosi, sullo sfondo. I colori della notte e del cielo.

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