lunedì 20 luglio 2015

I luoghi della memoria Interista degli anni Sessanta: dal Forte a San Pellegrino

di Enrico Flavio Giangreco

Già pubblicato su Intertv.it

La memoria Interista degli anni Sessanta ha tanti colori. Come sempre, i colori del nero e dell’azzurro, della notte e del cielo, i colori di razze diverse, da Jair a Suarez, i colori di dialetti differenti che si fondono in un tutt’uno. La memoria Interista ha la faccia da sciupafemmine di Angelo Domenghini, un italiano bergamasco ragazzo in eterno, le opere d’arte disegnate da quel genio del football che risponde al nome di Mario Corso, i dribbling di Sandro Mazzola, unici come il suo talento di famiglia. Ha la velocità elegante di un uomo bellissimo come Giacinto Facchetti. Ha la nobiltà dei modi del Presidente Angelo Moratti, capace di costruire una squadra in grado di dominare l’Europa ed il mondo. Ha la follia interpretativa del Mago Herrera. La memoria Interista di quegli anni, straordinari per tutto il Paese, con l’ascensore sociale attivato a manetta, la ritrovi nei luoghi che l’hanno vista rappresentata. Luoghi, spesso, sede dei ritiri di quell’Inter Euromondiale. Forte dei Marmi, il Forte per i milanesi, è uno di quei luoghi. Con la Capannina di Franceschi che, dal 1929, ha visto dipanarsi una sequenza di amori e drink. E, dove, quindi, l’amore per l’Inter si è manifestato, come espressione del legame fra la famiglia Moratti e la Versilia. Ma non soltanto. In Capannina, una sorta di grande maison, dove ci si ritrovava per l’aperitivo, la cena, il gioco, le danze, la traccia dell’Inter c’era e si riconosceva. Il tifo discreto dei bauscia milanesi faceva capolino fra i tavoli. Era un altro Forte che non conosceva, come accade oggigiorno, i ricchi russi con la loro passione per i tessuti leopardati. Era il Forte delle famiglie aristocratiche e borghesi - Frescobaldi, Orsini, Ferraioli, Della Gherardesca, Calvi di Bergolo, Agnelli, Moratti -, era il Forte della bellezza della ragazza del Piper, Patty Pravo, una che da bambina andava a passeggio per le calli di Venezia con un amico di famiglia dal nome Ezra Pound, mica pizza e fichi. Era, quello, il Forte di amori chiacchierati di quell’età dell'oro: da Alberto di Liegi con Paola Ruffo di Calabria, nata in loco rispetto al suo cognome, a Renato Salvatori, ai tempi bagnino, con Annie Giradot. Era il Forte frequentato da Mike Bongiorno accompagnato dalla sua valletta Edy Campagnoli. E, in quel Forte, l’Inter c’era, come c’è ancora oggi, e rappresentava la favola di una nazione che, uscita da una guerra, scopriva il benessere ed il senso ed il gusto della vittoria. L’Internazionale, in quel momento, simboleggiava il riscatto di una gran parte del Paese, da Nord a Sud, come racconta, di tanto in tanto, in modo impeccabile, il mio collega e conterraneo Antonio Bartolomucci che, grazie al suo fantastico papà, l’Inter l’ha respirata sin da bambino. Ma non c’è, soltanto, il Forte fra i luoghi di quella memoria Interista. San Pellegrino Terme rappresenta un’altra pagina che merita di essere ricordata. San Pellegrino era la città del Dott. Angiolino Quarenghi, il medico della grande Inter, un uomo dedito alla sua missione, che viaggiava moltissimo, dormiva pochissimo ed era, sempre, in ascolto degli altri, con l’anima spalancata. Una bellissima persona che, quando volò nel mondo dei giusti, il 17 luglio 1992, a chi restava regalò una sensazione di vuoto quasi incolmabile. Al luogo in cui era nato il Dottore lasciò, d’altronde, una rinomata clinica con il suo nome e un patrimonio di ricordi che, ancora oggi, s’intrecciano con la bellezza internazionale della cittadina della Val Brembana. Con i suoi porticati e con le sue ville in stile liberty, che ti mettono in connessione con il rimembrare quelle persone che, da tutta l’Europa, arrivavano per curarsi presso le terme, allora molto famose. Terme che, oggigiorno, sono tornate in auge e che ti fanno, subito, pensare a quei tempi, tempi straordinari, nei quali il Grand Hotel ed il Casinò facevano pendant con l’Inter di Angelo Moratti, con la sua nobiltà, con il suo stile. E se per me San Pellegrino Terme ha il sapore dei biscotti di Bigio che s’incrocia con lo sguardo, insieme buono e puntuto, del mio amico Sergio, il Forte, invece, rappresenta una storia iniziata, ormai, 25 anni fa, che ha le sembianze prima del mio amico Alberto e, poi, dell’altro amico Stefano. Una storia che vuol dire leggere una copia dell’Eco della Versilia di Beppe Niccolai, deputato della destra pisana, così lontano da un socialista libertario come me, ma così vicino. Il ricordo di risate, scherzi, mare, allegria, Pietro, Orlando, con la mascotte del gruppo, il nostro Paolo, e la nostra amica Francesca, bella oggi come ieri. Con i colori, favolosi, sullo sfondo. I colori della notte e del cielo.

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