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mercoledì 22 marzo 2023

Investitore consapevole si può diventare

di Enrico Flavio Giangreco

In un Paese di ottimi risparmiatori ma di pessimi investitori, avere a disposizione uno strumento operativo che possa consentire al lettore di imparare a gestire meglio i suoi soldi rappresenta un'opportunità meritevole di attenzione. Ciò si può affermare nel caso del libro di Mauro Massironi dal titolo L'Investitore Consapevole, un testo ben scritto, agile e veloce che riesce a proporre una chiave di lettura della finanza in grado di contraddire il luogo comune che consista nel riconoscerla come un argomento noioso ed incomprensibile.
Massironi, forte della sua esperienza prima in qualità di trader, poi, di responsabile dell'ufficio studi in una banca e, infine, di professionista dell'area commerciale nell'ambito della consulenza finanziaria, offre una serie di indicazioni molto pragmatiche in grado di determinare il successo di un piano di investimento finanziario. L'autore sa bene che un Paese come il nostro, ricco di una quantità enorme di risparmio, se fosse capace di investire meglio tutte quelle risorse a disposizione, godrebbe di un'economia molto più florida e comprenderebbe che "far lavorare i soldi" non sia assolutamente un'idea di cattiva qualità. E, d'altronde, per far in modo che ciò possa accadere, è utile conoscere alcuni concetti di base che permettano a qualsiasi persona, appunto, di rapportarsi al risparmio, alla pianificazione e all'attività di investimento nel modo migliore, quello più sereno e consapevole.  
Fra le indicazioni proposte da Mauro Massironi che meritano, tutte, di essere considerate, ce n'è una che viene ripresa anche nella prefazione al libro del prof. Emanuele M. Carluccio che consiste nell'invito rivolto al lettore ad affidarsi non ad un consulente qualunque, ma "a qualcuno che sia in grado di certificare le proprie competenze" riconosciute, per esempio, da un soggetto tecnico indipendente come la European Financial Planning Association. Questo perché anche in finanza, come in altri settori, uno non vale uno. Un libro che invito a leggere, quello di Mauro Massironi.       

giovedì 12 gennaio 2023

Un libro delizioso, quello di Nicola Porro sulle idee liberali di Antonio Martino


di Enrico Flavio Giangreco

Nicola Porro, scrivendo il suo libro intitolato Il Padreterno è Liberale, edito da Piemme, sceglie di dedicare una sorta di zibaldone all'analisi delle idee liberali di Antonio Martino che hanno rappresentato in questo strano Paese, da sempre succube di una serie di statalismi capaci di proporre soltanto spesa pubblica e consociativismo, un'anomalia culturale e una scelta politica assolutamente di minoranza. Il giornalista nato a Roma da genitori pugliesi, in modo molto chiaro, come gli accade di fare dalle colonne del quotidiano per il quale scrive, nel programma televisivo che conduce e nei suoi interventi giornalieri online della Zuppa di Porro, propone un'analisi puntuale del liberalismo, arrivando non a caso a identificare il paradosso che neanche il partito liberale, in Italia, sia stato veramente liberale. Porro, prendendo le mosse dalla valutazione delle idee del suo grande maestro, realizza una riflessione sui liberali italiani e sul loro ruolo nella storia di questo Paese. L'autore ci regala una narrazione veramente spassionata, divertente, acuta, irriverente sui principi della cultura liberale, sui contributi dati dalla stessa allo sviluppo della nostra comunità nazionale. E' indubbio che siano considerati luoghi comuni e supposti miti che sono oggetto di una analisi arguta e controcorrente. Sono, inoltre, numerosi gli aneddoti ed i retroscena molto personali proposti su Berlusconi, su Montanelli e sulle figure di vertice della tradizione liberale italiana. Porro si concentra sulle ragioni per le quali l'idea liberale, così romantica, sia orientata ad esaltare le virtù dell'essere umano e sia così tanto sfruttata, ma così poco amata e così poco profondamente seguita. Nicola Porro, fra le altre, scrive qualcosa che ci dice tutto del Prof. Antonio Martino e della sua scelta di scrivere un libro sulle idee dell'accademico e politico siciliano: "L'ultima volta che lo vidi era a casa sua sulla Cassia, sulla poltrona che era di suo nonno e poi di suo padre: avevamo intenzione di fare un libro intervista insieme. Stemmo insieme qualche ora. Poche settimane dopo, senza che nessuno potesse immaginarlo, è mancato". Le 199 pagine di questo libro, che sono, comunque, derivate da quell'interessante idea editoriale, meritano di essere lette per la capacità dell'autore di raccontare, in un modo assolutamente attraente e ricco di stimoli all'esercizio della ragion critica, una bella storia di studio e di libertà di pensiero. Il plus, d'altronde, è l'affetto umano che traspare, fra le righe delle pagine, insieme alla capacità di sorridere ironicamente rispetto alla realtà davanti ai nostri occhi. A parere di chi scrive, lo stesso sorridere del Professore.   

mercoledì 28 dicembre 2022

Andrea De Carlo, lo scrittore italiano che da più di 40 anni racconta gli intrecci dell'amicizia e dell'amore


di Enrico Flavio Giangreco

Sono più di 40 anni, dal 1981, con Treno di Panna, che Andrea De Carlo, uno degli scrittori italiani più gettonati di sempre, regala a noi lettori storie fatte di una miscellanea di sfumature amorose e di amicizia che ci hanno fatto compagnia ed hanno rappresentato, per molti di noi, parte di un percorso di educazione sentimentale. E, non a caso, anche il romanzo più importante dello scrittore milanese, Due di Due, è la storia di un'amicizia che per determinati versi lo è per altri no. Quelle pagine che, ai tempi, ci hanno rapiti non sono altro che il racconto della relazione fra due persone che dagli anni della scuola finiscono per allontanarsi, quando la vita adulta prende il sopravvento su ogni cosa. Le 381 pagine di questo romanzo, dal titolo Io, Jack e Dio, edito da La Nave di Teseo, ci presentano i due protagonisti, Mila e Jack, che si conoscono fin da ragazzini, quando passavano le estati presso le rispettive nonne a Lungamira, cittadina di mare sulla costa adriatica. Per tanti anni le loro intense frequentazioni si sono alternate ciclicamente a periodi di separazione, sempre nutriti però da una continua e costante corrispondenza tra l’Italia e l’Inghilterra. Capaci di essere fedeli a un patto fatto di sincerità assoluta, Mila e Jack vivono una serie di cambiamenti di luoghi e rapporti, ma sono capaci di coltivare la loro amicizia forte e sentita come una febbre che, tuttavia, sembra fermarsi poco prima del diventare una storia d’amore. Tutto questo fino al momento in cui Jack sparisce nel nulla, per sette lunghi anni. Poi a sorpresa riappare, in una veste inattesa, quella di un frate di un ordine monastico un po' irregolare, quando Mila vive un momento difficile e doloroso della sua esistenza. Fra i due ragazzi diventati adulti, ora, c'è un terzo incomodo molto impegnativo e ingombrante, Dio, che però non impedirà che il rapporto fra Mila e Jack diventi amore, sesso, corpi e anime che si incontrano fino in fondo. Sarà un modo di trovare un equilibrio fatto di squilibri da colmare. Andrea De Carlo ci racconta la vita che, molto spesso, è altra roba da qualcosa di ordinato ed a modino. Lo ringraziamo di esistere.   


lunedì 12 dicembre 2022

Gabriele Marconi, con Eden in fiamme, chiude la sua trilogia sul Novecento e continua a "non scordare"

 

di Enrico Flavio Giangreco

Gabriele Marconi è giornalista e scrittore d'indubbio valore, autore, fra gli altri, del romanzo cult per il mondo della Destra dal titolo Io non scordo e con Eden in fiamme completa la sua trilogia capace di raccontare un Novecento differente che ha preso le mosse da Le stelle danzanti per poi passare a Fino alla tua bellezza. Le pagine del libro di Marconi, edito da Castelvecchi, che andiamo a considerare, vedono protagonisti tre amici romani che scelgono di arruolarsi nella Repubblica sociale italiana dopo l’8 settembre. Un'opzione impegnativa, che al sottoscritto appare difficile e di minoranza, quella dei tre giovani diventati repubblichini che dalla Scuola allievi ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana finiranno per approdare al Reggimento Folgore, fino all’epilogo sul confine orientale, in Venezia Giulia, dove si troveranno ad opporsi al IX Korpus titino per salvare due ragazze italiane. La storia terminerà nella Venezia presa dagli Alleati, degna chiusura di un cerchio che proprio in quelle terre aveva avuto origine. Gli eventi narrati sono datati 1979, con il narratore Giulio, trait d'union con i due romanzi precedenti della trilogia considerata, che racconta le vicende di quegli anni tempestosi post 8 settembre a due giovani ragazzi, tutti presi a loro volta dal tourbillon degli Anni di Piombo. Gabriele Marconi guarda in faccia, senza timori ed orpelli di alcun genere, la “scelta d’amore” fatta da quei ragazzi che, educati nel mito della Patria e del coraggio, identificarono nell’Armistizio con gli angloamericani un tradimento inaccettabile della parola data e scelsero loro malgrado di "andare a cercar la bella morte" nella tragedia fratricida della Guerra Civile, finendo per "scannarsi con altri italiani" ma sognando fino all’ultimo di fare la propria parte in nome della fedeltà alla parola data. Si tratta di scelte che l'autore individua essere dello stesso tipo di quelle alle quali saranno costretti altri ragazzi, quelli degli anni Settanta. Marconi ci regala il completamento di una saga sul Novecento capace di proporre sfumature diverse dalle solite, grazie anche ad un linguaggio diretto, chiaro e veloce. Una bella strenna natalizia.


mercoledì 30 novembre 2022

Qatar 2022, un Mondiale fra petrodollari, rivoluzioni, calcio e tv


 di Enrico Flavio Giangreco

Qatar 2022. Un Mistero Mondiale, edito da Lupetti, è un libro scritto da Gianluca Mazzini, vicedirettore di NewsMediaset, che rappresenta un'analisi, sviluppata per tempo, di tutto quello che caratterizza il Campionato Mondiale di calcio attualmente in corso nel territorio dell'emirato che ha per capitale Doha. Un libro scritto benissimo, quello di Mazzini, come sempre accade di verificare per quanto riguarda le opere del giornalista milanese i cui interessi spaziano fra politica estera, cultura e sport. Questa Coppa del Mondo, così atipica perché per la prima volta si gioca d'inverno ed ha imposto uno stop ai Campionati nazionali di football, si collega ad un intreccio fra petrodollari, rivoluzioni, calcio e tv che l'autore del libro riesce a cogliere in tutta la sua interezza. Si tratta, dunque della capacità di svelare tutte le sfumature di un "mistero mondiale", come recita il sottotitolo del libro, a partire da come sia stato possibile che la Fifa abbia optato per l'assegnazione del principale evento calcistico internazionale ad un piccolo paese arabo privo di tradizioni sportive e di strutture adeguate, con l'aggravante di un clima desertico. Mazzini, prendendo le mosse da ciò, non fa sconti e propone uno studio puntuale ed approfondito di una varietà di relazioni complesse fra sport, lotte geopolitiche, terrorismo, riserve energetiche, fondi di investimento, potere dei media televisivi, ruolo di Al Jazeera, rivoluzioni e Jihad, star del calcio e tecnologia, immigrazione ed assenza di democrazia e diritti come noi li conosciamo. Sullo sfondo, appare innegabile la scelta del Qatar di dare legittimità all'operazione di questi Mondiali di calcio che appaiono, d'altronde, essere i più discussi di tutti i tempi. E, non a caso, la decisione di giocare nell'Emirato la Coppa del Mondo, la cui finale si terrà a Doha domenica 18 dicembre, è stata all'origine di uno scandalo mondiale che ha segnato duramente la Fifa, costringendo alle dimissioni il suo storico capo Sepp Blatter, per un'accusa di corruzione, che ha visto il coinvolgimento di Michel Platini, che sembrava destinato ad essere il suo successore, e dell'allora Presidente della Repubblica francese Nikolas Sarkozy. Una storia quella del Mondiale in Qatar che, come la scelta della proprietà qatarina del Psg di stupire il mondo proponendo Neymar che palleggiava sotto la torre Eiffel con la maglia rossoblu del club parigino, ha avuto una motivazione di natura politica: non soltanto interrompere l'isolamento diplomatico dei paesi del Golfo e ridimensionare le critiche sulla democrazia interna, ma anche non far parlare più delle accuse di finanziare il terrorismo islamista. Un bel libro capace di andare oltre le apparenze, quello di Gianluca Mazzini.


mercoledì 23 novembre 2022

Lo Sport sempre più fra intrattenimento e digitalizzazione


di Enrico Flavio Giangreco

Sport, intrattenimento e digitalizzazione, un libro scritto da Paolo Carito con Agostino Piacquadio edito da Franco Angeli, rappresenta l'occasione concreta di una lettura certamente interessante sui temi dell'enter(sport)ainment come nuovo modello di business. Paolo Carito, docente universitario in management dello sport, è uno dei principali esperti in economia dello sport, intrattenimento e diritti dei media e, nel corso della sua carriera, ha lavorato in aziende, società e istituzioni sportive. Agostino Piacquadio è un esperto di marketing sportivo, ha collaborato con Sport&Salute S.p.A. e lavora come marketing specialist presso Unilever. Gli autori del volume, nella loro analisi, prendono le mosse dalla necessità di comprendere quale sia stato l'impatto del digitale, e più di recente del fattore pandemia, sull'industria dello sport. Si pongono, inoltre, la domanda relativa al modo in cui siano cambiate le logiche attraverso le quali le realtà sportive puntano a coinvolgere i supporter ed a intercettare nuovi pubblici di riferimento.
Non si può non tenere conto del fatto che, negli ultimi anni, abbiamo verificato il manifestarsi di cambiamenti molto significativi, in primis grazie alla trasformazione digitale ed ai risultati ad essa connessi rispetto all'intero ecosistema sportivo, con l'emergere di nuovi modelli di monetizzazione, di produzione di contenuti e di comunicazione. E' indubbio che si siano modificate in maniera notevole le modalità di fruizione degli eventi sportivi così come sono cambiati gli stessi fruitori dei contenuti, con un passaggio dai semplici consumatori ai "consumattori", sorta di protagonisti attivi nell'ambito della partecipazione alla costruzione del valore dei club. Oggigiorno, sempre di più, il concetto di enter(sport)ainment s'impone come la consequenziale evoluzione di un processo in crescita costante e continua, governato da velocità, tecnologia e interazione.
Le pagine di questo bel libro, destinate all'attenzione degli operatori, degli studenti e degli appassionati dello sport business, puntualizzano il significato delle best practice e dei trend caratteristici del settore considerato, in un'ottica di innovazione digitale e dimensione spettacolare. Gli autori, grazie ad un linguaggio chiaro, diretto e veloce, riescono a rendere comprensibile la necessità che lo sport modifichi i suoi confini e che i decision makers si assumano, fino in fondo, il ruolo di governare il cambiamento. La vera grande sfida del presente e del tempo a venire.

martedì 15 novembre 2022

Il Bilancio di Sostenibilità alias un mezzo di rendicontazione aziendale

di Enrico Flavio Giangreco

Le 235 pagine di questo libro, dal titolo Il Bilancio di Sostenibilità come Strumento di Rendicontazione Aziendale, edito dalla collana Università Cattaneo Libri di Guerini Next, rappresentano certamente il tentativo ben riuscito di analizzare in termini molto esaustivi il tema della comunicazione non finanziaria delle aziende. Le due autrici del volume sono Patrizia Tettamanzi, professore ordinario di International Financial Reporting, Accountability and Sustainable Accounting, Strategic Management Accounting e Bilancio Consolidato presso LIUC - Università Cattaneo e Valentina Minutiello, dottore di ricerca in Management, Finance and Accounting e docente a contratto di Accountability  and Sustainable Accounting oltre che teaching assistant presso lo stesso ateneo Confindustriale di Castellanza. L'analisi sviluppata propone una chiave di lettura degli argomenti considerati che è volta ad offrire la possibilità di mettere insieme teoria e prassi rispetto ad una serie di tematiche relative all'area della sostenibilità che, oggigiorno, sono considerate molto interessanti in primis, ma non soltanto, dagli addetti ai lavori. Da quanto affermato deriva la scelta di identificare un percorso che, non a caso, prende le mosse dalla descrizione dei principali strumenti di rendicontazione in materia di sostenibilità e si focalizza, quindi, sul processo di implementazione e sviluppo del più importante strumento di comunicazione delle performance ambientali e sociali ovvero del Bilancio di Sostenibilità. Il valore aggiunto del libro, caratterizzato da un'indubbia chiarezza del linguaggio utilizzato, consiste anche nella significativa profondità della trattazione dei temi considerati e nell'analisi di sei casi aziendali che rendono possibile il verificare la diversità degli approcci sostenibili adottati, al fine di alimentare riflessioni puntuali sul reporting aziendale e, in senso lato, sul ruolo delle imprese nell'attuale contesto sociale. Non si può, perciò, che consigliare lo studio di questo volume.        

mercoledì 9 novembre 2022

L'Account-Based Marketing ovvero come cogliere il valore delle relazioni con i clienti

di Enrico Flavio Giangreco

L'analisi di Chiara Mauri, professore ordinario di Marketing presso LIUC - Università Cattaneo di Castellanza, nelle 146 pagine di questo bel libro dal titolo Account-Based Marketing edito dalla collana Università Cattaneo Libri di Guerini Next, è molto interessante da considerare. Ciò perché la centralità del cliente è oggetto di una descrizione che fa i conti fino in fondo con l'evoluzione delle prospettive e degli strumenti manageriali sviluppati per gestirla. Si va dalla customer relationship management alla customer experience ed alla customer journey fino alla customer equity ed all'account-based marketing. 
Dal momento che quelli citati sono, tutti, approcci complementari che consentono di cogliere la complessità delle relazioni con i clienti, sono presentati in una logica integrata modelli, metodi e tecniche di analisi al fine di "pesare" e implementare il valore del portafoglio clienti. Ciò vuol dire passare dalla definizione dell'unità cliente alla selezione di KPI e, quindi, all'analisi delle relazioni fra gli indicatori. Il filo rosso che lega lo studio proposto nei diversi capitoli che costituiscono l'opera della professoressa Mauri è, dunque, la segmentazione del portafoglio clienti, che può essere sviluppata utilizzando varie basi in funzione degli obiettivi dell'impresa. 
L'autrice del libro, inoltre, sottolinea la necessità che le imprese realizzino piattaforme tecnologiche di interfaccia allo scopo di integrare nella maniera più efficace ed efficiente touchpoint fisici e digitali, mixati dai clienti nei processi di acquisto. Un libro che merita di essere studiato, questo, anche per la chiarezza dell'esposizione dovuta ad un italiano puntale e diretto.     

martedì 26 luglio 2022

E' un'Italia che si è dimenticato il mare nostrum 


di Enrico Flavio Giangreco

Patria Senza Mare. Perché il mare nostrum non è più nostro. Una storia dell'Italia marittima, edito da Signs Publishing, rappresenta il riuscito tentativo, ad opera dell’autore, il giornalista e saggista Marco Valle, di narrare in modo puntuale e brillante le cause ed il manifestarsi dell'abbandono del mare da parte del nostro Paese. Quanto accaduto, d’altronde, appare un assurdo, considerati i tre mari ed i quasi ottomila chilometri di coste che, però, non hanno reso gli italiani un "popolo di navigatori", sebbene essenzialmente sul mare, dall'alba delle repubbliche marinare in poi, l'Italia abbia scritto le pagine più significative della sua lunga storia. Ma quelle pagine hanno finito per essere, troppo spesso, sottovalutate, ignorate, lasciate nel dimenticatoio. Questo bel libro di Valle propone un racconto molto interessante ricco di numerosi protagonisti: marinai, mercanti, armatori, scienziati, sognatori, visionari, una vasta e poliedrica umanità che ha segnato le vicende del nostro Paese in connessione con il mare, a conferma della frase che Plutarco fece pronunciare a Pompeo con la quale il condottiero romano ruppe gli indugi, rispetto alla ritrosia dei suoi marinai che dovevano tornare a Roma sfidando una tempesta, e rimasta nella tradizione marinara per sempre: "Navigare necesse est, vivere non est necesse", "navigare è necessario, vivere non è necessario".  E, l’autore, un milanese di adozione di origini triestine, come spesso accade a chi è figlio di una dimensione non soltanto terragna, è mosso da un amore profondo per tutto quello che riguarda il mare e che, non a caso, nella vita lo ha reso viaggiatore insieme alla sua stupenda Signora. Ne deriva un'opera appassionata che rappresenta una navigazione nei secoli capace di riconoscere il lunghissimo filo blu che caratterizza e lega l’Italia al suo destino di matrice marittima che ha prodotto  vittorie, sconfitte e rinascite. Le splendide 500 pagine di questo volume sono in grado, perciò, di proporre una narrazione della magnificenza di Amalfi, Pisa, Venezia e Genova, capitali mondiali della globalizzazione medioevale, della vittoria di Lepanto, dell’emergere - tra il Seicento e l’Ottocento - di Livorno, Trieste e Napoli. E, quindi, sono considerate le visioni marittime di Camillo Benso di Cavour e il navalismo letterario di Salgari e d’Annunzio, la fantastica epopea dei transatlantici, i due grandi conflitti del Novecento e le prove durissime della Marina tricolore, la ricostruzione postbellica e le parabole parallele dei Costa e di Achille Lauro. Per poi andare a valutare le scelte illogiche di non avere una politica del mare espressa, per esempio, dalla soppressione del Ministero della Marina mercantile, in tempi nei quali l’attore cinese sempre di più impone la sua presenza marittima ed il suo peso economico sullo scacchiere della geopolitica, forte della lezione di Braudel. Un libro che diventa sempre più appassionante da leggere, questo Patria Senza Mare di Marco Valle, al quale chi scrive è legato anche dall’avere nel comune immaginario “l’Adriatico selvaggio”. 


venerdì 22 luglio 2022

Gaetano Cappelli ovvero come essere capaci di deliziare i lettori con un libello sullo snob

 
di Enrico Flavio Giangreco

Gaetano Cappelli ha recentemente regalato a noi lettori un piccolo trattato, edito da Oligo, dal titolo Lo snob nella società dello snobismo di massa, che rappresenta un'altra tappa di una produzione letteraria sempre raffinata e originale, condita di ironia ed irriverenza, iniziata quasi cinque lustri orsono con il suo romanzo Parenti Lontani. Una sequenza di libri che ci ha accompagnati per una parte importante della nostra vita. Un bel viaggio, che ci ha fatto ridere e commuovere, condito dello stile di un magister elegantiarum, dallo spirito dei suoi scritti al suo modo di vestire.
Il libello in questione, che è stato letteralmente divorato da chi scrive, sviluppa un'analisi delle diverse manifestazioni di una fenomenologia molto antica, quella dello snob e dei suoi comportamenti. E lo snobismo, da noi non gradito se caratteristico di chi ci è di fronte, finisce per essere da noi stessi considerato paradossalmente quasi un vezzo se associato alle nostre persone. Non lo ammetteremo mai, ma forse la realtà è proprio questa. E tale filo rosso connota il racconto, insieme divertito e pungente, che Cappelli propone dell'essere snob, dalle sfumature tragicomiche ed eccentriche dell'aristocrazia britannica descritte dall'impareggiabile umorista William Makepeace Thackeray ai sin troppo selettivi rituali mondani parigini resi noti da Proust, fino agli atteggiamenti e pregiudizi degli snob nostri contemporanei. Questi ultimi, diversi da Milano a Roma, hanno un loro modo di vestire, conversare, andare a tavola o in vacanza e fare opinione. Con la conclusione, nondimeno paradossale, che lo snobismo sia diventato, mediante i social media, uno dei modelli più riconoscibili e seguiti della società di massa. Insomma, Gaetano Cappelli, con questo trattatello, una sua chiccheria di una levità intelligente tipica di un narratore curioso dei costumi degli esseri umani di ogni tempo, conferma di meritare fino in fondo il posto che il sottoscritto gli ha riservato nella sua biblioteca personale, accanto al premio Nobel della Letteratura Mario Vargas Llosa. Fino in fondo. 

sabato 20 ottobre 2018

Suez di Marco Valle, un libro da studiare bene

 
di Enrico Flavio Giangreco
Marco Valle è giornalista e storico molto raffinato, capace di leggere la magistra vitae cogliendo le sfumature più sottili degli accadimenti e delle relazioni fra le istituzioni e gli individui. Lo aiuta in tutto questo, non soltanto, il pensare in due lingue, ma anche l'essere nato italiano del mare di Trieste per poi diventare milanese in senso metropolitano.
Il suo ultimo bel saggio Suez è stato pubblicato in prossimità dei 150 anni che il Canale di Suez compirà nel 2019. Quella di Valle è un'opera dettagliata e rigorosa che narra, in tutte le sue molteplici sfaccettature, una vicenda che è stata caratterizzata dal coinvolgimento degli interessi politici ed economici europei e mondiali. Il libro sviluppa una narrazione del tema in modo molto attento e particolareggiato, prendendo le mosse dall'analisi puntuale della situazione geopolitica dalla quale, ai tempi, è dipeso l’accresciuto interesse per l’area mediorientale della penisola del Sinai. Tutto ciò ha permesso la possibilità di cogliere la varietà di opportunità e scenari che sarebbero derivati dalla realizzazione di un collegamento tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano. E' accaduto, quindi, che nel XX secolo, come ai tempi di Colombo, l’accesso diretto dell’Europa all’Asia si sia arricchito d’implicazioni economiche e politiche che non soltanto hanno coinvolto l’Africa, diretta interessata dal punto di vista geografico, ma anche il “Nuovo Continente”.
L'autore, con notevole cura dei particolari, analizza la decisione della creazione del Canale di Suez e la sua conseguente realizzazione, alternando, con grande giovamento di chi legge, una visione analitica e sintetica di quel punto di accumulazione di variabili differenti, che ha finito per essere lo sviluppo di quello straordinario trait d'union nel Mediterraneo, sin dalle sue fasi iniziali. Questo perché sono stati molteplici gli interessi che si sono manifestati intorno ad esso. Non a caso, ne sono derivati centocinquanta anni di ricerche, osservazioni, progetti, elaborazioni, traffici insieme ad intrighi politici di ogni tipo, complotti, speculazioni, guerre e rivoluzioni, che hanno visto partecipare personaggi tra i più significativi dello scenario politico dell’epoca.
E se il Canale di Suez fu, nella fase dell’imperialismo, simbolo e conferma del potere anglo-francese sul Levante e sul Mediterraneo, per l’Egitto, che si ritrovò espropriato e umiliato, la straordinaria opera rappresentò l'espressione del proprio riscatto, una lunga e difficile battaglia vinta da Nasser nel 1956 e consolidata dai suoi successori. Per l’Italia, “minore tra le potenze maggiori”, l'idrovia, secondo lo studio approfondito di Marco Valle, divenne cruccio, ambizione, obiettivo ed infine, per merito di Enrico Mattei, opportunità d’incontro. Insomma, Suez offre l'occasione di "leggere" la grande partita a scacchi che si è giocata nel mare nostrum, comprendere l’Egitto di oggi, cogliere slanci, velleità e potenzialità del cosiddetto “sistema Italia”. Un libro che merita di essere studiato.

lunedì 22 gennaio 2018

La necessità di un’educazione finanziaria per una maggiore consapevolezza dell’essere risparmiatori

di Enrico Flavio Giangreco


Non è, questa, la prima occasione nella quale chi scrive concentra la sua attenzione sulla centralità dei processi di educazione ed alfabetizzazione finanziaria. E, d’altronde, se presso il Ministero dell’economia e delle finanze è stato costituito un comitato, che si occupa della materia, presieduto dalla prof.ssa Annamaria Lusardi, ciò dimostra come non sia più possibile rinviare la necessità di elaborare una strategia nazionale sui temi in questione. Ciò perché da una puntuale educazione finanziaria dipende la possibilità di diventare risparmiatori consapevoli. Sia chiaro, le inefficienze del sistema, che spesso registriamo, non possono “evaporare” da un momento all’altro, ma impongono, a maggior ragione, una mobilitazione diffusa che faccia diventare il risparmio e la finanza una koinè, una sorta di lingua comune, innanzitutto, per le giovani generazioni. Ben vengano, quindi, le numerose iniziative che, nei mesi scorsi, hanno caratterizzato sia la Settimana Mondiale dell’Investitore, sia la Giornata del Risparmio. Entrambi gli appuntamenti hanno proposto una serie di eventi e dibattiti, dedicati agli studenti nelle scuole, così come alcuni incontri destinati al pubblico adulto, presso sedi di istituti bancari, teatri e sale conferenze.                                             
Quello che è emerso, come fattore significativo, è stato l’approccio quanto più divulgativo e meno teorico possibile agli argomenti considerati che, nel caso della  Settimana Mondiale dell’Investitore, si è avvalso anche della gamification, perché non basta acquisire semplici conoscenze, ma è, soprattutto, necessario sviluppare competenze e abilità nella gestione. Un mercato trasparente, d’altronde, può essere costruito non limitandosi al riconoscimento del pur importante ruolo di vigilanza delle Authority a tutela degli investitori, ma creando le condizioni affinché i risparmiatori possano prepararsi, in modo adeguato, alle scelte quotidiane in materia di denaro. C’è da augurarsi, quindi, che, sempre di più, i player comprendano l’importanza del contribuire alla formazione di una coscienza dei consumatori, in grado di andare oltre quell’asimmetria informativa che contraddistingue, quasi strutturalmente, i mercati finanziari. In questo modo, si può immaginare che s’imporrà la richiesta di prodotti e servizi di qualità.

venerdì 21 agosto 2015

La Castellana di Otranto: un lido che significa declinare la bellezza


di Enrico Flavio Giangreco

Esiste, di questi tempi, un Salento che è una sorta di succursale di Ibiza. E, non a caso, un carnaio di ragazzi e ragazze, un popolo costituito da migliaia di giovani, disposti ad accettare qualsiasi offerta ricettiva, s’indirizza dall'intera Europa verso Gallipoli e dintorni. Abbiamo, tutti, letto ed ascoltato i resoconti relativi a questa gioventù dedita al ballo ed allo sballo. Ma la penisola salentina non è, soltanto, questo. Vi sono straordinarie esperienze di organizzazioni turistiche di qualità, in grado di proporre risposte di livello adeguato ad esigenze differenti, non massificate ed espressione di un consumo consapevole. La Castellana di Otranto, stabilimento balneare della famiglia Capasa, proprietaria di Costume National, noto brand della moda internazionale, è un esempio di quanto affermato. Ogni componente, in questo lido, è curata nei minimi particolari e la considerazione delle sfumature, che spesso fanno la differenza, è totale. Dalla spiaggia, attrezzata con circa sessanta ombrelloni bianchi, in modo che gli ospiti possano godere di una giusta privacy, e dotata di tutti i comfort, in sintonia con l’ambiente, con il prato ed il verde circostante, al bar del lido, dove si può anche pranzare, conoscendo la cucina locale di qualità accompagnata da un’educazione del personale, un orientamento al cliente, difficile da trovarsi. Ciò perché il cliente, in questo caso, è considerato, soprattutto, un ospite da far sentire a proprio agio. E, quindi, la filosofia esistenziale, che caratterizza La Castellana, è un’attenzione puntualissima a tutto quello che possa rappresentare un modo per consentire di trascorrere alle persone presenti una vacanza in grado di farle stare bene.  Questo significa, non a caso, capacità di offrire manifestazioni del bello, a partire dalla scelta di un’armonia dei cromatismi, che è espressione di una cultura dell’ospitalità radicata in chi governa questo luogo. Al funzionamento della macchina presiede la Signora Maria Luisa, la madre di Carlo ed Ennio Capasa, sempre esigente, prima con se stessa e poi con gli altri, che è un po’ la garante della qualità dell’offerta tipica de La Castellana. Serenità, discrezione, bon vivre, good food e una natura fantastica rappresentano gli ingredienti che identificano La Castellana e che fanno concludere, a chi scrive, che il livello del servizio offerto sia adeguato ai migliori bagni di Forte dei Marmi. Con un mare, però, più bello di quello del Forte. Un Salento identitario da apprezzare fino in fondo.   

lunedì 20 luglio 2015

I luoghi della memoria Interista degli anni Sessanta: dal Forte a San Pellegrino

di Enrico Flavio Giangreco

Già pubblicato su Intertv.it

La memoria Interista degli anni Sessanta ha tanti colori. Come sempre, i colori del nero e dell’azzurro, della notte e del cielo, i colori di razze diverse, da Jair a Suarez, i colori di dialetti differenti che si fondono in un tutt’uno. La memoria Interista ha la faccia da sciupafemmine di Angelo Domenghini, un italiano bergamasco ragazzo in eterno, le opere d’arte disegnate da quel genio del football che risponde al nome di Mario Corso, i dribbling di Sandro Mazzola, unici come il suo talento di famiglia. Ha la velocità elegante di un uomo bellissimo come Giacinto Facchetti. Ha la nobiltà dei modi del Presidente Angelo Moratti, capace di costruire una squadra in grado di dominare l’Europa ed il mondo. Ha la follia interpretativa del Mago Herrera. La memoria Interista di quegli anni, straordinari per tutto il Paese, con l’ascensore sociale attivato a manetta, la ritrovi nei luoghi che l’hanno vista rappresentata. Luoghi, spesso, sede dei ritiri di quell’Inter Euromondiale. Forte dei Marmi, il Forte per i milanesi, è uno di quei luoghi. Con la Capannina di Franceschi che, dal 1929, ha visto dipanarsi una sequenza di amori e drink. E, dove, quindi, l’amore per l’Inter si è manifestato, come espressione del legame fra la famiglia Moratti e la Versilia. Ma non soltanto. In Capannina, una sorta di grande maison, dove ci si ritrovava per l’aperitivo, la cena, il gioco, le danze, la traccia dell’Inter c’era e si riconosceva. Il tifo discreto dei bauscia milanesi faceva capolino fra i tavoli. Era un altro Forte che non conosceva, come accade oggigiorno, i ricchi russi con la loro passione per i tessuti leopardati. Era il Forte delle famiglie aristocratiche e borghesi - Frescobaldi, Orsini, Ferraioli, Della Gherardesca, Calvi di Bergolo, Agnelli, Moratti -, era il Forte della bellezza della ragazza del Piper, Patty Pravo, una che da bambina andava a passeggio per le calli di Venezia con un amico di famiglia dal nome Ezra Pound, mica pizza e fichi. Era, quello, il Forte di amori chiacchierati di quell’età dell'oro: da Alberto di Liegi con Paola Ruffo di Calabria, nata in loco rispetto al suo cognome, a Renato Salvatori, ai tempi bagnino, con Annie Giradot. Era il Forte frequentato da Mike Bongiorno accompagnato dalla sua valletta Edy Campagnoli. E, in quel Forte, l’Inter c’era, come c’è ancora oggi, e rappresentava la favola di una nazione che, uscita da una guerra, scopriva il benessere ed il senso ed il gusto della vittoria. L’Internazionale, in quel momento, simboleggiava il riscatto di una gran parte del Paese, da Nord a Sud, come racconta, di tanto in tanto, in modo impeccabile, il mio collega e conterraneo Antonio Bartolomucci che, grazie al suo fantastico papà, l’Inter l’ha respirata sin da bambino. Ma non c’è, soltanto, il Forte fra i luoghi di quella memoria Interista. San Pellegrino Terme rappresenta un’altra pagina che merita di essere ricordata. San Pellegrino era la città del Dott. Angiolino Quarenghi, il medico della grande Inter, un uomo dedito alla sua missione, che viaggiava moltissimo, dormiva pochissimo ed era, sempre, in ascolto degli altri, con l’anima spalancata. Una bellissima persona che, quando volò nel mondo dei giusti, il 17 luglio 1992, a chi restava regalò una sensazione di vuoto quasi incolmabile. Al luogo in cui era nato il Dottore lasciò, d’altronde, una rinomata clinica con il suo nome e un patrimonio di ricordi che, ancora oggi, s’intrecciano con la bellezza internazionale della cittadina della Val Brembana. Con i suoi porticati e con le sue ville in stile liberty, che ti mettono in connessione con il rimembrare quelle persone che, da tutta l’Europa, arrivavano per curarsi presso le terme, allora molto famose. Terme che, oggigiorno, sono tornate in auge e che ti fanno, subito, pensare a quei tempi, tempi straordinari, nei quali il Grand Hotel ed il Casinò facevano pendant con l’Inter di Angelo Moratti, con la sua nobiltà, con il suo stile. E se per me San Pellegrino Terme ha il sapore dei biscotti di Bigio che s’incrocia con lo sguardo, insieme buono e puntuto, del mio amico Sergio, il Forte, invece, rappresenta una storia iniziata, ormai, 25 anni fa, che ha le sembianze prima del mio amico Alberto e, poi, dell’altro amico Stefano. Una storia che vuol dire leggere una copia dell’Eco della Versilia di Beppe Niccolai, deputato della destra pisana, così lontano da un socialista libertario come me, ma così vicino. Il ricordo di risate, scherzi, mare, allegria, Pietro, Orlando, con la mascotte del gruppo, il nostro Paolo, e la nostra amica Francesca, bella oggi come ieri. Con i colori, favolosi, sullo sfondo. I colori della notte e del cielo.

sabato 6 dicembre 2014

Il Sentiero della Mano Sinistra: un libro da leggere

di Enrico Flavio Giangreco

Il Sentiero della Mano Sinistra, pubblicato da Silele Edizioni, è un libro che ci consente, innanzitutto, di scoprire il talento narrativo dell'autrice, Annalisa Di Piazza, nata a Palermo e bergamasca di adozione. La Di Piazza, infatti, è una di quelle persone capaci, negli anni, di sviluppare una scrittura assolutamente originale e ricca di particolari sfumature del linguaggio derivanti anche dall'essersi dedicata, nel tempo libero dagli impegni professionali e di famiglia, a letture di grande qualità. A chi scrive, il suo italiano fluido e gradevole, ma fortemente strutturato, appare in connessione con la letteratura migliore del nostro Paese tanto da poter immaginare che a questo giallo avvincente e ricco di ritmo, ambientato a Palermo, seguiranno altre opere. L'autrice, d'altronde, considera come traccia di riferimento del suo libro due temi complessi quali la volontà e il libero arbitrio che appaiono essere in stretta relazione con la scelta di proporre un preciso messaggio contro l’omofobia. Tale attenzione, rispetto all'omofobia, dimostra la sensibilità laica di Annalisa Di Piazza nei confronti della società e del tempo in cui vive che si manifesta anche attraverso lo sviluppo della storia del protagonista. Una storia che merita di essere, almeno, raccontata per sommi capi, lasciando al lettore il piacere delle 228 pagine da gustare. Una mattina di scirocco, uno scirocco tanto palermitano, Mimmo Abbate, ispettore della polizia scientifica nel capoluogo siciliano, riceve una telefonata sul suo cellulare di servizio: è stato trovato un cadavere alle Case Rocca, un gruppo di case diroccate vicino al parco della Favorita. Mimmo, lasciando il suo compagno Andrea ancora a letto a dormire, si affretta a recarsi sul posto senza immaginare cosa avrebbe trovato. La vittima è un bambino di otto anni, il cui cadavere è ritrovato in uno scenario di simboli satanici e con delle strane incisioni sul corpo. L’autopsia dimostrerà che tali incisioni compongono delle parole in inglese e che nella bocca del bambino era stata introdotta una piccola lamina di metallo con incise due lettere dell’alfabeto greco. L’indagine è condotta da Mimmo con i colleghi della scientifica Mario Barresi e Costanza Marcella Bivona e insieme ai colleghi della mobile Leonardo Bennici e Stefania Mannino. I primi sospetti riguardano il fratellastro della vittima, Tommaso, con una triste storia di famiglia alle spalle e proseguono seguendo sia la pista della pedofilia sia quella satanista. Ad un certo punto delle indagini gli indizi sembrano condurre ad un misterioso uomo con i pantaloni arancioni, ma prima che si possa individuare un nome, accade che sia scoperto un secondo cadavere. Questa volta si tratta di una ragazza, che prima di essere stata strangolata ha subito un rapporto sessuale. Sul suo cadavere le medesime incisioni, con nuove parole in inglese, e nella bocca di nuovo una lamina con incise altre due lettere dell’alfabeto greco. Mentre continuano le indagini è ritrovato un terzo cadavere: una anziana donna con le stesse incisioni sul corpo e, anche questa, con una lamina con due lettere greche in bocca. Un prete siciliano, esperto di esorcismi, che era stato consultato nel corso delle indagini per dare un senso ai vari simboli ritrovati intorno ai corpi, dà la svolta decisiva che porta la squadra alla inattesa conclusione. Il Sentiero della Mano Sinistra è un libro da leggere. 

mercoledì 8 ottobre 2014

Enrico Flavio Giangreco in una intervista sui diritti di immagine degli atleti






Intervista tratta da Swimbiz.it di mercoledì 8 ottobre 2014 e ripresa lo stesso giorno dalla testata Sporteconomy.it    
                                                                                                                     
“In una Federazione, dimostrare che le regole vanno rispettate è più importante che temere di perdere un protagonista importante”. Per Enrico Flavio Giangreco, docente universitario di marketing e comunicazione nello sport (come il titolo del suo libro edito dalla Franco Angeli e ieri presentato a Roma in un focus-group presso la ECampus di Roma) di formazione bocconiana, più che Usa Swimming sarà Michael Phelps stesso a perdere, dal punto di vista del marketing, dall’assenza ai Mondiali di nuoto 2015  “Sia un monito anche per l’Italia: tutti devono seguire le regole, a prescindere dal nome, senza essere giustizialisti né garantisti” commenta a Swimbiz. Difficile valutare ora il danno d’immagine di Phelps “Dipende molto come lui e il suo staff gestiranno la cosa – ma potrebbe aver ragione Christian Zicche, Direttore di Swimbiz, immaginando  Phelps prossimo testimonial contro l’abuso di alcolici - in questi casi il contrappasso, non in senso dantesco, è il migliore strumento: mandare messaggi che ribaltino l’immagine negativa che hai dato”. Di quanto Federica Pellegrini conti per l’Italnuoto, anche dal punto di vista d’immagine e di marketing, il professor Giangreco parlò tempo fa a Swimbiz “E ieri ho citato quell’intervista, durante la presentazione del mio libro, perché Federica è uno dei pochi sportivi che pensa e costruisce già oggi il proprio futuro post agonistico. Ed è importante che media come Swimbiz trattino di management e marketing legati al nuoto: bisogna immaginare fin da subito il futuro, senza abbandonarsi ai ricordi”. Anche se l’anno zero del nuoto moderno risale al 2000, con le medaglie olimpiche di Rosolino, Fioravanti e Rummolo “Rosolino e Fioravanti furono i primi nuotatori capaci di veicolare messaggi diversi dal passato: la forza mediatica del primo era nella doppia anima italo-australiana; Fioravanti era il ragazzo della provincia del nord, figlio di meridionali, in grado di farsi strada grazie al duro lavoro”.

giovedì 15 maggio 2014

Riflessioni d'autore sul calcio internazionale

Mio articolo di commento pubblicato da SportEconomy.it

di Enrico Flavio Giangreco*

Il Manchester City ha vinto la Premier League, con 2 punti di vantaggio sul Liverpool e 4 sul Chelsea. Il City è il club che, in media, paga di più i suoi atleti, non nel calcio, ma nello sport mondiale, più dei Yets e dei Dodgers!. Il Liverpool ha sprecato l'occasione di vincere il campionato, dopo 24 anni dall'ultima volta, nelle ultime partite; il Chelsea, invece, è mancato contro le squadre medio-piccole, con le quali ha perso troppi punti. La vittoria del Manchester City, certamente, non fa bene a chi pensa a un calcio gestito, economicamente, con più attenzione ai bilanci. 
C'è da considerare che negli ultimi giorni si sono confermate ai vertici dei campionati "domestici", altri club iper-ricchi come lo Shakhtar Donetsk (9° titolo della sua recente storia sportiva in Ucraina) e soprattutto il PSG in Francia. Prossima settimana i tifosi del calcio "romantico" faranno il tifo per l'Atletico Madrid che si gioca negli ultimi 90 minuti della Liga iberica, con il pluridecorato Barcellona. Sempre i "Colchoneros" sfideranno il Real Madrid (terzo in campionato) nella finale di Champions di Lisbona del prossimo 25 maggio 2014. 

 

* giornalista, scrittore e docente - di recente ha scritto un libro per la FrancoAngeli - "Il Marketing e la Comunicazione nello Sport" 


Interview: Serie A clubs management needs sports-business renovation

 
Mia intervista di commento sull'evoluzione del management delle società di calcio italiane di serie A, pubblicata da Xinhua News Agency e ripresa dalle principali testate cinesi in lingua inglese, come Shanghai Daily.

By Marzia De Giuli

ROME, May 13 (Xinhua) -- The recent history of Serie A teams, once best among the European top flights, highlights the necessary introduction of a sports-business model to replace their traditional family management, a local expert told Xinhua in a recent interview.
MONEY FOR GLORY
When Italian clubs such as Inter Milan, Juventus and AC Milan conquered Europe over the past decades, they were financed by notable families who "spared no expense to attract the world' s best players to play in their teams," said Enrico Flavio Giangreco, an author and marketing professor.
"The best teams of Serie A were in all respects family companies which were willing to invest a lot of financial resources without paying any attention to costs," he said.
He explained to Xinhua that Italian clubs used to have considerable incomes from the sale of television rights to big corporations which were broadcasting football matches.
But as much as between 70 and 80 percent of that turnover, Giangreco stressed, "was ending up in the pockets of players, whose remunerations expanded exponentially."
As a result, Italian clubs were able to win titles because they had the best players, who joined Serie A to seek plump pay.
Thanks to this system, the Italian soccer was basking in approval and admiration brought about by their excellent results, said the author, whose latest book "Marketing and communication in sports" published last year analyses the relation between entertainment and business.
"Just think of AC Milan' s impressive results, or Juventus, who won the 1996 Champions League in addition to the other two appearances in the final over the past 20 years, and also Inter Milan -- the latest Italian team to win the Champions League in 2010," Giangreco said.
AN UNSUSTAINABLE MODEL
Inter' s victory, however, was "the last product of that kind of family management," Giangreco stressed. What happened? The Italian model was "unbalanced" because, year after year, those clubs were continuing to win at the cost of increasingly poor balance sheets, he noted.
"Especially from mid-1990s onwards, despite their teams were achieving important results, owners had to write a check at the end of each year to cover losses," Giangreco said.
But the golden economic times are over and families have been forced to give up something, he pointed out.
In 2012, the expert noted, Italy' s Serie A registered a total loss of around 300 million euros (412 million U.S. dollars). In the same financial year, turnovers of Milan and Juventus (256.9 million euros and 195.4 million euros) were far more below that of Real Madrid (512.6 million euros) and Barcelona (483 million euros).
The Moratti family in 2013 sold the majority stake of Inter Milan to Indonesian tycoon Erick Thohir, while there has also been speculation in recent months about a possible takeover of Milan.
"We are grateful to the families which were able to bring great successes to Italian teams," Giangreco said. But they were also compromising themselves as they treated their soccer clubs as their "family toys" instead of real companies, he added.
"Their economic model is not sustainable anymore, and they have to switch to a sports-business model, where revenues and costs are managed in a businesslike way, as any business economics textbooks indicates," he said.
FROM "FAMILY TOY" TO "SPORTS BUSINESS"
Giangreco noted that Milan' s owner, the family of three-time Italian Premier Silvio Berlusconi, was the first to enlarge its business view by introducing business elements such as sponsorships, partnerships and merchandising, and later by making restructuring choices. But their Serie A arch-rivals Juventus did better.
"The Agnelli family, owner of Juventus, who well understood where the world was getting at, decided to build the first proprietary stadium in Italy in 2011," Giangreco said.
A proprietary stadium, the expert said, is a very profit-making investment.
"It works seven days a week offering a series of services from restaurants and bars to exhibitions and museums, thus it is an extraordinary source of income," he said.
He cited as an example that many football supporters in Britain who decide to hold their wedding dinner at the restaurant of their team' s stadium. And there is a variety of possible related businesses, including hotels where newly married couples could even spend their first wedding night, he added.
Building a proprietary stadium with sufficient marketing usually means being able to "loyalize" supporters through a series of activities, from "branded" items to even cemeteries that are already being organized in some countries, he said.
The Italian clubs also need to optimize costs, Giangreco pointed out. Rather than having paid all players too much, irrespective of their technical level, those clubs have to increasingly diversify remunerations by envisaging a new system with basic wage, salary cap and performance bonus.
He also advised the clubs to invest every year in youth sectors so as to ensure that their own academies could produce decent players.
CHAMPIONS LEAGUE TITLE STILL POSSIBLE
The Serie A clubs, which are suffering from mismanagement and economic crisis, should renovate their model with an open mind and internationalized view by starting from availing themselves of professional managers, said Giangreco.
The UEFA financial fair play regulations, which have been brought in to prevent professional soccer clubs spending more than they earn, will contribute to the positive evolution of the Italian clubs, he explained to Xinhua.
"I think Italian clubs will become strong again," Giangreco said. "It will take just as long as these new principles, and therefore the ability to develop soccer business, are carried out properly by those clubs," he said.
"For example, if Thohir is left free to make his own choices to manage sports business, Inter Milan will continue to be highly competitive. Juventus has already started this road, while Milan right now is pondering a change which they know is necessary," the expert added.
"What I believe is that an Italian team will win the Champions League within the next three or four years, and I wish my prediction is not true, and that means the surprise will arrive even earlier," he said.
 

mercoledì 19 marzo 2014

Il marketing e la comunicazione nello sport. Lo scenario dell'entertainment business (Sport Business Management.it)

di Giuseppe Berardi
A partire dagli anni novanta, le parole marketing e comunicazione sono entrate sempre più spesso nel mondo dello sport. Tutte le società sportive, dalla più piccola alla più grande, col passare degli anni hanno capito l’importanza di una gestione orientata al business portata avanti con criteri manageriali, attraverso metodi complessi e con l’ausilio di tecniche e capacità innovative.
Nell’ultimo libro di Enrico Flavio Giangreco*, attraverso un’attenta analisi, vengono descritti sapientemente tutti gli aspetti legati al marketing e alla comunicazione nello sport. Un volume che ha il vantaggio di non essere il classico “manuale” universitario, ma di essere esaustivo e soprattutto professionale con un linguaggio e uno stile diretto.

L’autore partendo dalla legge 586/96 che ha sancito la distribuzione degli utili alle società professionistiche, pone l’accento sul fatto che, per competere in un contesto fortemente competitivo, le società non possono prescindere dall’attuare politiche di marketing mirate a incrementare il fatturato. Non solo diritti tv e incassi da botteghino, ma anche politiche di sviluppo del brand per creare maggiore appeal, attrarre sponsor e confezionare un prodotto interessante in un mercato internazionale.

Nel libro viene dedicato ampio spazio alle sponsorizzazioni e alla comunicazione affinché risultino efficaci ed efficienti per tutti i soggetti interessati. Dopo una prima parte descrittiva sulle caratteristiche e sui vari aspetti di una sponsorizzazione, si apre una sezione molto interessante riguardante la valutazione, il monitoraggio, i criteri di selezione di una partnership e l’identificazione dei format sia da parte dello sponsor che dello sponsee.
Le sponsorizzazioni sono una fonte di ricavo importante per il mondo dello sport, ma anche un’opportunità per molte aziende di legare il proprio nome a un evento, un campione o una società sportiva, al fine di promuovere un prodotto, potenziare l’immagine, conquistare segmenti di mercato e ampliare la clientela.
Oggi le sponsorizzazioni sportive, come scrive Giangreco, “… sono diventate parte di una strategia di marketing globale e integrata, non soltanto dell’azienda sponsor, ma anche della società sportiva, che, sempre di più, hanno costruito, insieme, progetti sinergici, contraddistinti da forme di collaborazione economica e organizzativa”.

Lo sviluppo della dimensione economica dello sport ha evidenziato come i grandi campioni sono un efficace mezzo di comunicazione, e molte aziende o società sportive, hanno compreso le potenzialità di questi personaggi facendoli entrare, sempre più spesso, nelle strategie di marketing.
Le leve del marketing mix Price (prezzo), Product (prodotto), Place (Distribuzione), Promotion (Comunicazione) applicate anche nella gestione di un atleta o nell’organizzazione di un evento per una strategia vincente, in un contesto, quello attuale, caratterizzato dalle nuove tecnologie che ricoprono un ruolo fondamentale negli scenari moderni legati alla comunicazione.

Nella parte finale del libro vengono analizzate delle interessanti storie di successo relative al marketing e alla comunicazione nel mondo dello sport, per meglio comprendere le teorie esaminate attraverso casi pratici e reali.

*Enrico Flavio Giangreco, laureato in Economia Aziendale all'Università Bocconi di Milano, è giornalista professionista e docente di Comunicazione e Marketing. Ha scritto di economia per numerose testate della carta stampata, della televisione e del web. Insegna Marketing e Comunicazione nello Sport presso il Master in Diritto e Management dello Sport dell'Università degli Studi eCampus ed è stato docente anche di Sport Marketing alla European School of Economics di Milano. Ha pubblicato, insieme ad Alberto Canova, I Fondi Strutturali, FrancoAngeli e, con Giorgio Falsanisi, Le società di calcio del 2000, Rubbettino. È autore de La fabbrica del pallone, Rubbettino.